Un ragazzo non potrà fare il liceo se noi per otto anni (cinque di elementari e tre di medie) non gli abbiamo insegnato quasi niente o, se gli abbiamo insegnato qualcosa, poi non abbiamo anche deciso di esigere e di
pretendere che lui le sapesse, quelle cose!
Non farà né il liceo né l’università, un ragazzo, se non sa scrivere, se
non sa fare un discorso compiuto, se non sa capire il senso (profondo, sfumato, metaforico, ironico…) di quel che legge, e se non sa ripetere con parole sue quel che ha studiato. Siamo stati noi a farne uno svantaggiato, uno che non parte uguale, che non ha le stesse opportunità iniziali.
Siamo noi i colpevoli. Noi!
Esisteva un tempo in cui si aveva rispetto e si attribuiva autorevolezza agli insegnati. Ho un ricordo bellissimo della maestra Zani alle elementari e del maestro Belotti alle medie. Erano persone che rappresentavano una istituzione dello stato e che pretendevano impegno e studio: Del loro operato rispondevano direttamente al direttore o preside, diversamente da oggi in cui sono costretti a rispondere ai genitori.
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