I lavoretti sono il risultato della rivoluzione post industriale

Per lavoretti non si intende solo la consegna del cibo a domicilio, che è un enorme business in costante crescita, ma anche il lavoro a chiamata ad alto valore aggiunto (sviluppo web, grafica, consulenze) affidato a singoli professionisti retribuiti a ore o chiamata. Un modello che veniva considerato un modo per temporaneamente arrotondare (quando ero universitario facevo lavoretti temporanei) o come periodo di prova e che è diventato per milioni di persone una fonte di sostentamento primaria.
Una precarizzazione e parcellizzazione del lavoro che ricorre il mito dell’imprenditore di se stesso. Nella 4 rivoluzione industriale, che è giusto chiamare post industriale, il datore di lavoro è invisibile ed il proletariato non esiste più perché manca una identità di classe. Sia i “rider” costituiti da milioni di individui che gravitano attorno ad una algoritmo gestito da una infrastruttura che o “professionisti per necessità” vivono l’illusione di essere semplicemente “imprenditori di se stessi”.

Resilienza del Life Swing

Nel libro sull’indolenza troverete spesso il termine “Resilienza del Life Swing”.

Per “Resilienza” intendo la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi più o meno avversi da superare mobilitando tutte le risorse emotive a nostra disposizione.  Questa energia è indispensabile per affrontare con successo le difficoltà e risvegliare passione e motivazione verso nuove sfide ed obiettivi da raggiungere.

Con il termine “Life Swing” ho voluto fare una similitudine con il movimento che nel golf il giocatore cerca di svolgere  nel modo migliore ogni qualvolta deve colpire la palla. Nel caso del “Life Swing” la ricerca riguarda i migliori atteggiamenti e comportamenti per superare le difficoltà degli ostacoli che incontriamo quotidianamente per raggiungere i nostri obiettivi.  

Il “Life Swing” ideale a cui tutti noi dovremmo tendere è un atteggiamento e una ricerca continua dei comportamenti migliori per affrontare le difficoltà e cogliere le opportunità che si presentano mantenendo  la nostra esistenza su una traiettoria emotivamente gratificante.

Come è facile intuire la Resilienza coniugata al Life Swing è un atteggiamento opposto alla “indolenza passiva” che invece influenza una vita senza passioni,  stimoli e obiettivi da raggiungere.

Quindi per chi vive inconsapevolmente questo malessere o semplicemente per chi vuole acquisire maggior consapevolezza sul ruolo che l’intelligenza emotiva può avere sulla qualità della vita, questo percorso può essere un’occasione per una personale riflessione.

Ciò che ritengo sia il valore aggiunto più importante dei concetti guida contenuti in questo percorso è la consapevolezza sul ruolo che l’autostima ha sulla qualità della vita delle persone. Ed è con questa convinzione che ho voluto includere nella prima parte del percorso riflessioni in merito all’indolenza passiva dove proprio lo sviluppo di autostima potrebbe stimolare buona volontà, motivazione nel fare e sfidare se stessi verso obiettivi più stimolanti. 

Quindi un percorso, quello che state iniziando, che diventa un’occasione per acquisire e consolidare un personale  “Life Swing” più resiliente e compatibile con il desiderio di discontinuità e motivazione al cambiamento.

I guariti non si ammalano, i vaccinati si! quindi…..!!!

Il punto di vista del dott. Giorlandino è sicuramente autorevole. Ciò che mi colpisce dell’articolo è la conclusione per cui la pandemia sarebbe già stata debellata nel luglio del 2020 se non si fossero fatti i tamponi antigenici.

https://www.adnkronos.com/covid-giorlandino-guariti-non-si-riammalano-vaccino-inutile_cYcSDFz22sqnRApfBtUCy?fbclid=IwAR1ONuboDNSXZvcKrMup3zS_78H_EbWk-Qy6DcOmRR0ROobiJA7nHIqVQ7E

Bonus 110 perfetto per i “furbetti”

Non essendoci da parte dei committenti un interesse reale sul controllo dei preventivi, visto che paga “pantalone”, vi sono fatture gonfiate che drenano milioni di euro di soldi pubblici.

Se avessero dato un bonus del 70% o dell’80% questo fenomeno si sarebbe ridotto drasticamente. Gli interessi contrapposti sono la condizione per evitare questi soprusi.

Video Conferenza “Come essere felici?” (U. Galimberti)

Nell’età dai 15 ai 30 anni i giovani hanno il massimo di potenza biologica e intellettuale. Cosa gli facciamo fare oggi ai giovani? Carlo Magno a 27 anni aveva già conquistato mezza Asia, Mozart a 21 suonava davanti a re e principi , Einstein ha scoperto la sua formula a 24 anni non a 60! Noi i giovani non li usiamo, perché la nostra società è costruita al contrario. Bisogna usarli i giovani!
La medicina non ha allungato la vita ma la vecchiaia e ciò ha generato 3 distinte generazioni: i vecchi che hanno il potere, gli adulti che sperano di prendere il potere dei vecchi e i giovani che rimangono tali fino a 50 anni.
Il cristianesimo è una cultura ottimistica passato (male), presente(redenzione), futuro (salvezza). Anche la scienza è cristianesimo laicizzato. Infatti credono nell’aldilà. I Greci invece erano pessimisti perchè credevano alla morte per cui rispetto alla vita avevano una visione positiva. Oggi Dio è morto nel senso che il mondo di oggi ha altri idoli che lo sostituiscono (denaro, tecnologia, progresso).
Come si fa a diventare felici? Bisogna imparare dalla filosofia greca: quando la vita ti è favorevole espandila più che puoi, valorizza la tua vocazione, conosci te stesso e realizza i tuoi desideri avendo sempre la consapevolezza dei tuoi limiti (senso della misura). Noi oggi invece ci troviamo di fronte al fatto che la tecnica non sa quale sarà l’effetto della nostra ideazione (questo è non avere consapevolezza dei nostri limiti).

Metaverso: una seconda vita di “Second Life”?

Che dire?! La cosa più giusta è di ammettere di sapere di non sapere che cosa sarà Metaverso. Ci vorranno diversi anni per realizzare la tecnologia in grado di supportare le fantasie che illustri visionari ed esperti di multimedialità hanno sulla piattaforma che dovrebbe sostituire in futuro tutto ciò che è fruibile su Internet.

Non credo comunque che sarà la copia moderna di Second Life perché quella era una realtà virtuale parallela dove potevi decidere le caratteristiche del tuo Avatar. Praticamente una seconda vita in cui le persone potevano essere ciò che non erano …(con tutti i riflessi psicologici del caso). Metaverso potrebbe essere, dico potrebbe, ancora più perverso per cui le persone diventano avatar di loro stessi superando il confine tra ciò che è virtuale da ciò che è reale. Diventeremo sempre più degli algoritmi funzionali ad una società oligarchica e tecnologica in cui la nostra esistenza sarà programmata solo sulla capacità di fruire o erogare servizi gestiti da altri.

Metaverso: un processo tecnologico già iniziato?

Basta osservare come già prima della pandemia fosse evidente il cambiamento avvenuto in questi anni nelle relazioni fra le persone. Lo smartphone che ha reso fruibili in ogni luogo applicazioni come wathsapp, facebook, instagram ha limitato se non sostituito la comunicazione “verbale ed emozionale” fra le persone. Aggiungiamo, a causa della pandemia, l’accelerazione del fenomeno “Smart Working” (che è bene chiamare “Home Working”) il quadro diventa ancora più chiaro.

Manca solo la tecnologia per continuare ciò che è già iniziato. Un cambio di paradigma per cui le tecnologie non saranno più considerate come fattori esterni e strumenti di svago o di lavoro asserviti all’uomo e a suo piacimento; al contrario le tecnologie interconnetteranno e influenzeranno le nostre esistenze indipendentemente dalla nostra volontà.

La società signorile di massa

Per società signorile di massa Ricolfi intende: “una società opulenta in cui l’economia non cresce più e i cittadini che accedono al surplus senza lavorare sono più numerosi dei cittadini che lavorano.”

Peccato però che l’essenza della società signorile era in passato costituito dai nobili, dai guerrieri e dal clero, che avevano il privilegio di consumare il sovraprodotto senza contribuire in alcun modo alla sua formazione. Pertanto oggi accedere al surplus senza lavorare, non è, come nelle società signorili vere e proprie, un privilegio riservato a una minoranza, ma una
condizione che tocca più della metà dei cittadini.

La dispersione scolastica

I ragazzi “si disperdono” altrove perché non hanno le basi per andare
avanti, perché in prima liceo non sono in grado di capire un libro di testo, e non sanno niente di storia, geografia e matematica… Eppure hanno fatto otto anni di scuola. Non possiamo lasciarli uscire così impreparati dopo otto anni di scuola!

Allo stesso modo, all’università non sono in grado di affrontare gli esami (se non quelli più facili delle facoltà cosiddette deboli, la cui laurea però non li porterà purtroppo da nessuna parte), per cui s’iscrivono, arrancano un anno o due e poi mollano. Per questo mollano: per questa loro inadeguatezza cognitiva e culturale, che è il risultato delle scelte scriteriate che noi abbiamo compiuto nella scuola, soprattutto, lo ripeto, negli ultimi
vent’anni. Mollano a causa della scuola che noi abbiamo deciso per loro, non è il colmo? (da “Il danno Scolastico di Luca Ricolfi)