Sono diverse le domande che da tempo mi sto facendo in merito a questa pandemia che ogni mese che passa sembra cambiare le sue caratteristiche. La prima domanda è relativa all’approccio cinese alla pandemia. Perché la Cina per proteggere se stessa mantiene un isolamento così forte rispetto al mondo esterno arginando sul nascere ogni possibile variante con lockdown immediati che coinvolgono milioni di persone? E’ solo il modo con cui un sistema autoritario riesce a combattere la pandemia, oppure c’è una maggiore consapevolezza sui rischi dell’evoluzione delle varianti del virus?
Leggo poi i diversi punti di vista di epidemiologi, virologi ed immunologi e tutti sembrano convergere sul fatto che i vaccini oggi a disposizione oltre a non dare protezione dal contagio perdono il loro effetto protettivo, probabilmente anche dalla malattia, dai 3 mesi in poi. Gli immunologi inoltre insistono sul fatto che i vaccini ad mRNA devono essere usati con cautela per cui abusare con continui richiami aumenterebbero rischi ed effetti collaterali. Ciò significa che deve essere ripensata la strategia per lo sviluppo di nuovi vaccini rispetto a quelli oggi disponibili a cui dobbiamo molto ma che stanno mostrando sempre più i loro limiti.
Anche la scelta di aprire le scuole materne e primarie, fatta dal governo, in una situazione di contagio così elevata, una vaccinazione dei bambini delle scuole materne assente e bassissima nelle scuole primarie ha più il sapore di una scelta, rispettabilissima dal punto di vista educativo, ma pericolosa rispetto alla situazione sanitaria del paese nelle prossime settimane.
La sensazione che ne ricavo, pur essendo un SiVax convinto è che tutti, scienziati e politici, confidino sulla buona stella di una possibile endemia senza averne alcuna certezza e con la speranza che nel frattempo non nasca un’altra variante.
Tutto questo mi porta a dire che l’obbligo vaccinale pur essendo una necessità potrebbe non metterci al riparo in futuro non solo evidentemente da forme più aggressive ma anche in modo efficiente da una recrudescenza dei contagi del prossimi inverno.
Quindi che futuro ci si aspetta? Ovviamente è impossibile anche solo ipotizzarlo se non prendere atto che la nostra salute dipenderà dall’evoluzione dei vaccini ma anche e sopratutto dalle nostre scelte individuali nell’interpretare la nuova normalità che dovremo gestire nei prossimi anni. Da questo punto di vista la peste del 1665 di Londra insegna che la ripresa dei contagi l’anno successivo avvenne proprio quando le persone, convinte che fosse tutto finito, abbassarono le loro difese senza pensare che il contagio poteva avvenire non con il contatto con persone malate (che gli effetti della malattia rendeva evidenti) ma attraverso persone sane. Oggi la situazione è simile in alcuni aspetti (contagio attraverso persone asintomatiche) ma ben più grave in altri: la globalizzazione rende impossibili barriere di protezione che nelle pandemie precedenti (es. la difficoltà di viaggiare) hanno permesso di abbattere ed eliminare i contagi. Ed è forse a questo a cui la Cina si ispira.



