
«Sto costruendo un acquedotto o sto trasportando secchi?» «Sto lavorando duro o sto lavorando in modo intelligente?». Queste sono due domande con cui l’autore di fatto introduce il concetto dei “Quadranti del Cashflow”. Quattro sono i quadranti da cui ogni persona attinge prevalentemente il suo reddito. Essi sono: D= Dipendente, A= Lavoratore Autonomo, T= Titolare di Impresa, I= Investitore

Per capire come una persona si trova, a suo malgrado, a vivere la prevalenza del suo reddito è bene fare alcune considerazioni su come si è formata nel tempo la sua”cultura finanziaria”. In questo un ruolo importante lo hanno la famiglia ed il sistema scolastico. Quest’ultimo è fermo all’Era industriale e prepara ancora le nuove generazioni solo ai quadranti di sinistra “D” e “A”.
Vi sono poi le differenze interiori attinenti ai valori, punti di forza, debolezza e interessi a determinare da quale quadrante decidiamo di generare il nostro reddito. Ad alcuni piace essere dipendenti, altri lo detestano. Alcuni preferiscono possedere una loro attività, ma non vogliono gestirla. Altri preferiscono avere un’attività e gestirla in prima persona. Alcuni adorano investire, mentre altri vedono solo il rischio di perdere soldi. Ognuno di noi ha in sé un po’ di queste caratteristiche.
“Per me, i soldi sono importanti, ma non volevo passare la mia vita a lavorare per averli. Grazie ai quadranti, avevo capito che era meglio decidere non tanto cosa volessi fare, quanto chi volevo diventare progredendo nei miei anni di lavoro. Nei momenti più difficili, è stata questa profonda consapevolezza e le lezioni apprese dai miei forti padri (rif. al libro Padre Ricco e Padre Povero) a darmi la forza per andare avanti.”
Come persona che ha osservato il mondo sia dai quadranti di sinistra sia di destra, posso onestamente affermare che il mondo appare totalmente diverso a seconda del lato dove ci si trova…
Questo libro parla proprio di queste differenze.
«Ascoltando le parole di un individuo, comincio a vedere e sentire la sua anima».
«Se vuoi essere un leader, devi essere un maestro nell’uso delle parole». Di conseguenza, una delle abilità necessarie per essere un grande “T” è di essere un maestro nell’uso delle parole, sapendo quali usare con quel tipo di persona. Il Padre Ricco ci insegnò prima di tutto ad ascoltare con attenzione le parole che una persona usa, poi avremmo saputo quali usare noi, e quando usarle per rispondere nel modo più efficace. Il padre ricco spiegava: «La stessa parola può stimolare un tipo di persona e demotivare completamente un’altra». Per esempio, la parola “rischio” è stimolante per una persona del quadrante “I”, mentre spaventa qualcuno del
quadrante “D”.
“D” (dipendenti). Quando sento le parole “sicuro” o “indennità”, ho già un’idea della persona che ho di fronte. Di solito la parola “sicuro” viene usata in risposta alla sensazione di paura. Se una persona ha paura, allora il bisogno della sicurezza è spesso usato comunemente da chi viene dal quadrante “D”. Gli “A” (lavoratori autonomi). Sono quelli che dicono: «Voglio essere il capo di me stesso», oppure: «Voglio fare a modo mio». La mia definizione di questo gruppo è: quelli del fai-da-te.
Perciò, mentre i “D”, o dipendenti, reagiscono abitualmente alla paura di non avere soldi cercando “sicurezza”, gli “A” si comportano in modo diverso. Le persone in questo quadrante reagiscono alla paura non cercando la sicurezza, ma assumendo il controllo della situazione agendo da soli. Ecco perché chiamo il gruppo “A” i “faida-te”. Per questo gruppo, il denaro non è la cosa più importante del loro lavoro. L’indipendenza, la libertà di fare le cose a modo proprio e di essere rispettati come esperti del loro campo sono molto più importanti del semplice denaro.
“T” (titolari d’impresa). Questo gruppo di persone potrebbe quasi essere l’opposto degli “A”. A quelli che sono dei veri “T” piace circondarsi di persone intelligenti di tutti i quadranti. A differenza degli “A”, cui non piace delegare (perché nessuno lavora meglio di loro), ai veri “T” piace delegare. Il loro motto è: «Perché fare da soli
se si possono assumere altri che lo fanno per te e meglio di te?»
Una delle frasi attribuite a Ford è: «Pensare è il lavoro più difficile che esista. Ecco perché pochi vi si cimentano».
La leadership, diceva il padre ricco, è «l’abilità di tirare fuori il meglio dagli altri».
Ma pochi di quelli che ci provano riescono a farcela. Perché? Perché le abilità tecniche e umane per aver successo nei vari quadranti sono spesso diverse. Dovete imparare le abilità e l’atteggiamento richiesti in un certo quadrante per arrivare al vero successo. Le differenze tra un’attività di tipo “A” e un’attività di tipo “T” è che i veri “T” possono lasciare la loro attività per un anno o anche più, ritrovandola poi meglio di prima. In un’attività di tipo “A” se l’“A” andasse via per un anno o più, è probabile che al suo ritorno non ce l’abbia più. Qual è il motivo di questa differenza? In termini semplici, un “A” possiede un impiego. Un “T” possiede un sistema e
assume persone competenti per farlo funzionare. Ma possiamo esprimerlo diversamente: in molti casi, l’“A” è il sistema. Ecco perché non può allontanarsi.
Per aver successo come “T”, sono indispensabili: a. la proprietà o il controllo di sistemi b. la capacità di guidare le persone.
Perché un “A” si evolva in un “T” bisogna che trasformi se stesso e le sue conoscenze in un sistema… e molti non sono in grado di farlo… oppure sono troppo attaccati al sistema.
Gli “I” (investitori). Gli investitori fanno i soldi con i soldi. Non hanno bisogno di lavorare perché i soldi lavorano per loro. Il quadrante “I” è il parco giochi dei ricchi.
I quadranti in pratica distinguono come si genera il reddito della persona a seconda che si sia “D” (dipendenti), “A” (lavoratori autonomi), “T” (titolari d’impresa) o “I” (investitori).
Il segreto della grande ricchezza è: 1. il tempo delle “altre persone”; 2. i soldi delle “altre persone”. Questi due concetti si trovano nei quadranti di destra. Nella maggior parte dei casi, le persone che lavorano nei quadranti di sinistra sono le “altre persone” il cui tempo e denaro vengono usati.
Uno degli svantaggi dell’essere un “A” di successo è che il successo significa semplicemente più lavoro. In altre parole, un buon lavoro genera più lavoro e più ore di lavoro. “Qualche anno fa lessi un articolo in cui si diceva che la maggioranza dei ricchi riceve il 70% del proprio reddito dagli investimenti, o quadrante “I”, e meno del 30% dagli stipendi, o quadrante “D”. E nel caso fossero dei “D”, molto probabilmente sarebbero dipendenti nella propria azienda.
Per quasi tutti gli altri, poveri e ceto medio, almeno l’80% del reddito deriva dallo stipendio nei quadranti “D” o “A”, e meno del 20% dagli investimenti, o quadrante “I”.”
La definizione di ricchezza è: «Il numero di giorni che potete sopravvivere senza lavorare fisicamente (senza che lo faccia neppure nessuno della vostra famiglia) mantenendo stabile il tenore di vita». La ricchezza si misura pertanto in termini di tempo, non di soldi.
In fondo, non conta tanto quanto denaro si guadagna, ma quanto ve ne rimane e per quanto tempo lavora per voi.
Incontro ogni giorno persone che guadagnano tanto, ma tutti i loro soldi escono dalla colonna delle spese. Tutte le volte che guadagnano un po’, lo spendono. Spesso
comprano una casa più grande o un’auto nuova, il che li porta a debiti a lungo termine e a lavorare di più, e non gli rimane niente da mettere nella colonna degli attivi. I soldi vanno via così in fretta che ci si immagina debbano aver preso un lassativo finanziario.
La paura di perdere soldi sembra dividere gli investitori in quattro ampie categorie: 1. persone contrarie al rischio che scelgono soltanto il sicuro, mettendo i soldi in banca; 2. persone che delegano gli investimenti ad altri, come un consulente finanziario o un gestore di fondi comuni; 3. scommettitori; 4. investitori.
La differenza tra uno scommettitore e un investitore è la seguente: per il primo, investire è un gioco basato sulle probabilità; per il secondo, investire è un gioco basato sulle abilità. E per chi delega gli investimenti ad altri, investire è un gioco che non vuole imparare. La cosa importante per questi ultimi è scegliere attentamente un consulente finanziario.
Il cambiamento dai piani pensionistici al metodo contributo sta costringendo
milioni di persone in tutto il mondo a diventare investitori, ma con una scarsa preparazione. Molti che hanno trascorso la vita a evitare rischi finanziari, ora sono obbligati a prenderli… rischi finanziari per il loro futuro, per la loro vecchiaia o per la fine degli anni lavorativi. Molti scopriranno se sono stati investitori saggi o
scommettitori disattenti solo quando arriva il momento di andare in pensione.
Siamo di fronte alla nascita di una nuova era. Alla fine di ogni era e alla nascita di una nuova ci sono persone che progrediscono e altre che si aggrappano alle idee del passato.
Al giorno d’oggi, oltre ad un lavoro sicuro, dobbiamo preoccuparci della nostra sicurezza finanziaria a lungo termine… e non lasciare questa responsabilità alle aziende o allo Stato. L’inizio dell’Era dell’informazione segna la fine dello Stato assistenzialista così come lo conosciamo. Esso è diventato troppo costoso. Purtroppo, i milioni di individui che si sono abituati all’idea di “diritti” e di pensioni a vita resteranno indietro. L’Era dell’informazione implica l’idea che tutti dobbiamo essere più autosufficienti e dobbiamo cominciare a crescere.
I miei due padri mi consigliavano di andare all’università e di conseguire la laurea. Ma era dopo che i loro consigli cambiavano. Il mio padre istruito mi diceva sempre: «Vai a scuola, prendi buoni voti e trovati un lavoro sicuro». Mi raccomandava di seguire un percorso focalizzato sui quadranti di sinistra. Il mio padre non istruito ma ricco mi consigliava di focalizzarmi sui quadranti di destra: «Vai a scuola, prendi buoni voti e poi avvia una tua attività». I loro consigli erano diversi perché uno si preoccupava del posto sicuro, l’altro della libertà finanziaria.
Il motivo principale per cui le persone cercano il posto sicuro è che è ciò che è stato loro insegnato a casa e a scuola. Milioni di persone continuano a seguire quel consiglio. Molti di noi sono stati condizionati fin dalla più tenera età a pensare al posto sicuro invece che alla sicurezza finanziaria o alla libertà finanziaria. E siccome la maggior parte di noi impara poco o niente sui soldi a casa o a scuola, è
normale che molti restino ancora più attaccati all’idea del lavoro sicuro… invece di puntare alla libertà. Se guardate i quadranti del cashflow, vedrete che quelli di sinistra sono caratterizzati dalla sicurezza, quelli di destra dalla libertà.
Se esaminiamo la vita delle persone con un’istruzione media, il loro copione finanziario segue questa traccia. Il ragazzo va a scuola, si laurea, trova un lavoro e ben presto ha qualche soldo da spendere. Il giovane adesso può permettersi di prendere in affitto un appartamento, comprare un televisore, vestiti nuovi,
qualche mobile e, naturalmente, un’automobile. A questo punto cominciano ad arrivare i conti da pagare. Un giorno, l’adulto incontra una persona speciale, scocca la scintilla, si innamorano e si sposano. Per un po’ fanno una vita felice perché in due si dividono le spese. Adesso hanno due redditi, un solo affitto da pagare, e si
possono permettere di mettere da parte dei soldi per realizzare il sogno di tutte le giovani coppie: comprarsi la casa. Trovano quella dei loro sogni, prendono tutti i loro risparmi e li usano come acconto per l’acquisto e accendono un mutuo. Siccome adesso hanno la casa nuova, hanno bisogno di mobili nuovi, quindi trovano un
mobilificio che pubblicizza le parole magiche: «Nessun anticipo, comode rate mensili». La vita è meravigliosa, organizzano una festa perché gli amici vedano la nuova casa, la nuova auto, i nuovi mobili e tutte le altre cose.
Adesso sono sommersi dai debiti per il resto della vita. Poi arriva il primo figlio. Questa coppia con un’istruzione nella media, che lavora con impegno, dopo aver portato il figlio all’asilo, deve adesso lavorare veramente tanto. Resta intrappolata dal bisogno del lavoro sicuro perché, mediamente, si ritrova a meno di tre
mesi dalla potenziale bancarotta finanziaria. A queste persone sentirete spesso dire: «Non posso permettermi di lasciare il lavoro. Devo pagare i conti».
L’intelligenza finanziaria non ha tanto a che fare con quanti soldi guadagnate, ma con quanti ve ne rimangono, con quanto lavorano per voi e per quante generazioni li tramandate».
Non sapendo leggere i rendiconti finanziari, il mio padre istruito non vedeva la
trappola finanziaria in cui stava cadendo mentre cresceva il suo successo. È la stessa trappola in cui vedo cadere milioni di altri bravi lavoratori di successo. Il motivo per cui così tante persone hanno difficoltà finanziarie è perché ogni volta che guadagnano più soldi, aumentano anche le loro due spese maggiori: 1. Tasse. 2. Interessi sul debito. Su tutto ciò, lo Stato spesso vi offre incentivi fiscali affinché vi indebitiate ulteriormente. Questo non vi fa venire qualche sospetto? Secondo la definizione del padre ricco, l’intelligenza finanziaria «non ha tanto a che fare con quanti soldi guadagnate, ma con quanti soldi vi rimangono, con quanto quei soldi lavorano per voi e per quante generazioni li tramandate». Al termine della vita lavorativa del mio padre istruito, i pochi soldi che aveva da tramandare… furono presi dallo Stato sotto forma di tasse di successione.
Un altro percorso comune è quello di chi passa da “D” a “A”. In questo periodo di grandi ristrutturazioni aziendali, molti hanno capito il messaggio e lasciano il lavoro con le grandi aziende per cominciare un’attività in proprio. C’è un boom delle cosiddette “attività a partite IVA”. Molte persone hanno preso la decisione di “Avviare un’attività”, “Mettersi in proprio” e “Essere il capo di se stessi”.
Penso che il quadrante “A” sia il più difficile. Le probabilità di fallimento sono alte. E se ce la fate, il successo può essere peggio del fallimento. Questo perché se avete successo come “A” dovrete lavorare di più rispetto a qualsiasi altro quadrante… lavorerete di più per più tempo. Finché avrete successo. Il motivo per cui gli “A” lavorano più di chiunque altro è che tipicamente sono i proverbiali “capocuoco e lavapiatti”.
Personalmente rabbrividisco ogni volta che sento qualcuno dire che ha intenzione di mettersi in proprio. Gli auguro il meglio, tuttavia mi preoccupo per lui. Ho visto tanti “D” usare i risparmi di una vita, o prendere soldi in prestito da amici e parenti, per avviare un’attività in proprio. Dopo più o meno tre anni di lotte e duro lavoro,
l’attività chiude e invece dei risparmi di una vita hanno debiti da pagare.
Penso che il motivo per cui la maggioranza fallisce nei primi cinque anni sia la mancanza di esperienza e la mancanza di capitale. Il motivo per cui chi sopravvive fallisce nei successivi cinque anni non è dovuto a mancanza di capitale, ma di energia. Le lunghe ore di duro lavoro sfibrano la persona. Molti “A” si bruciano.
Ecco perché tanti validi professionisti cambiano spesso azienda o cercano di avviare nuove attività, o spariscono.
Le tasse sono una necessità della civiltà moderna. I problemi nascono quando sono troppo alte e gestite male. Nei prossimi anni cominceranno ad andare in pensione quelli della generazione del boom demografico. Passeranno dal ruolo di contribuenti a pensionati e beneficiari della previdenza sociale. Ci sarà bisogno di raccogliere più tasse per sostenere questo cambiamento. L’America e le altre grandi nazioni
subiranno un declino finanziario. Gli individui con i soldi andranno alla ricerca di nazioni che accolgano i loro soldi, invece di penalizzarli per il fatto di averli.
Bisogna avere più padronanza di un quadrante, specie uno del lato sinistro e uno del lato destro, è molto meglio dell’eccellere in uno solo. Non importa quanti soldi le persone guadagnano, esse si sentono più sicure se operano in più di un quadrante. Sicurezza finanziaria è avere un buon punto di appoggio nei quadranti di entrambi i lati.
Nel quadrante “T” le persone lavorano per voi, e nel quadrante “I” il vostro denaro lavora per voi. Siete liberi di lavorare o di non lavorare. La vostra conoscenza di questi due quadranti vi dona una concreta libertà dal lavoro.
La realtà è che il lavoro del vostro capo non è quello di farvi arricchire. Consiste nell’assicurarsi che riceviate la busta paga. Il vostro lavoro è di diventare ricchi, se è questo che volete. E comincia dal momento in cui ricevete la busta paga. Se non sapete gestire bene i soldi, non potrà salvarvi neanche tutto il denaro del mondo.
«Il successo è un cattivo maestro», diceva sempre il padre ricco: «Impariamo più
cose su noi stessi quando falliamo… per cui non aver paura se capita. Fa parte del processo per il successo. Non si può avere successo senza fallimento. Le persone che non hanno successo sono quelle che non hanno mai fallito».
Ho imparato come diventare un “T” facendo l’apprendista del padre ricco. Io e suo figlio eravamo dei “D” che imparavano a essere “T”. Questo è il modo in cui impara la maggior parte della gente. Si chiama apprendimento diretto. È il modo in cui molti imperi famigliari, gelosamente custoditi, si tramandano di generazione in
generazione. Però pochi hanno la fortuna o il privilegio di imparare gli aspetti “dietro le quinte” del diventare un “T”. La maggior parte dei programmi di formazione manageriale è ciò che promette di essere – le aziende insegnano solo a diventare manager.
Un consulente è qualcuno che vi dice come dovreste fare, ma non lo ha mai fatto personalmente. La maggior parte di loro è nel quadrante “A”. Il mondo è pieno di “A” che cercano di dirvi come diventare “T” e “I”. Il padre ricco era un mentore, non un consulente. Una delle migliori dritte che mi ha dato è: «Fai attenzione ai
consigli che accetti. Benché sia importante avere una mente aperta, sii sempre consapevole da quale quadrante arriva quel consiglio».
Il padre ricco mi ha insegnato tutto sui sistemi e come essere un leader, non un manager. I manager considerano spesso i subordinati come inferiori. I leader devono dirigere persone che spesso sono più intelligenti di loro.
Ecco perché non è facile mettere in piedi un sistema d’impresa funzionante. Sono i sistemi che dimenticate o a cui non avete prestato attenzione che vi fanno cadere e bruciare. Ecco perché raramente investo nelle nuove idee o nei progetti di un “D” o un “A”. In base alle mie ricerche ho scoperto due cose importanti che potete imparare attraverso i loro programmi e che sono essenziali per diventare dei “T” di successo. Per avere successo dovete imparare a vincere la paura di essere rifiutati e smettere di preoccuparvi di quello che gli altri diranno di voi.
Lavorare con persone diverse è l’aspetto più difficile di un’attività. Le persone che ho incontrato e che hanno successo sono dei leader naturali. L’abilità di andare d’accordo e di ispirare le persone è un’abilità impagabile. Un’abilità che si può apprendere.
I sette livelli di investitori:
Livello 0: quelli che non hanno nulla da investire Queste persone non hanno denaro da investire. Spendono tutto ciò che guadagnano o più di quanto guadagnano. Esistono molte persone “ricche” che rientrerebbero in questa categoria perché spendono quanto o più di ciò che guadagnano. Purtroppo, il livello 0 è quello in cui si trova circa il 50% della popolazione adulta.
Livello 1: coloro che prendono prestiti. Queste persone risolvono i loro problemi finanziari prendendo denaro in prestito. Spesso investono anche con denaro preso in prestito. La loro idea di programmazione finanziaria consiste nel prendere con una mano e spendere con l’altra. Vivono le loro vite finanziarie nascondendo la testa sotto la sabbia come uno struzzo, sperando e pregando che tutto si risolva. Potrebbero avere alcuni attivi, ma in realtà il loro livello di debito è troppo alto. In genere, non sono consapevoli del denaro e delle loro abitudini di spesa. Qualsiasi cosa di valore possiedano è gravata da un debito. Usano impulsivamente le carte di credito e poi riversano quel debito in prestiti ipotecari a lungo termine per saldare le carte di credito e ricominciare a fare debiti. Se sale il valore della loro casa, prendono un nuovo prestito sull’ipoteca o comprano una casa più grande e più costosa. Credono che il valore degli immobili possa solo salire. L’espressione “piccolo anticipo, comode rate mensili” attira sempre la loro attenzione. Con quelle parole in mente spesso comprano beni che si svalutano, come barche, piscine, vacanze e automobili. Considerano questi beni come attivi e tornano in banca per un altro prestito e poi si chiedono perché viene loro rifiutato. Spendere è il loro esercizio preferito. Acquistano cose di cui non hanno bisogno, dicendo dentro di sé: «Forza. Te lo meriti». Oppure: «Ne vale la pena». Oppure: «Se non lo compri adesso, può darsi che non lo trovi più a un prezzo così vantaggioso». Oppure: «Ci sono i saldi». Oppure: «Voglio che i miei figli abbiano quello che non ho mai avuto io». Pensano che distribuire un debito su un lungo periodo di tempo sia intelligente, e si prendono in giro pensando di lavorare di più e un giorno di ripagare i conti.
Spendono tutto ciò che guadagnano e anche di più. Sono noti come consumatori. I commercianti e i rivenditori di automobili amano queste persone. Se hanno soldi, li spendono. Se non hanno soldi, li prendono in prestito. Quando viene chiesto loro quale sia il problema, vi diranno che non guadagnano abbastanza. Pensano che avere più denaro risolva il problema. Non importa quanto guadagnano, fanno sempre più debiti. La maggior parte di loro si rende poco conto che ciò che guadagna oggi era sembrato loro un sogno o una fortuna fino a ieri. Ma oggi, anche se hanno raggiunto il reddito dei loro sogni, non gli basta lo stesso. Non riescono a vedere che il problema non è necessariamente il loro reddito (o l’assenza di reddito), piuttosto le loro abitudini di spesa.
Alcuni alla fine si convincono nel profondo che la loro situazione è senza speranza e si arrendono. Così, nascondono la testa ancora di più sotto la sabbia e continuano a fare le stesse cose. La loro abitudine a chiedere prestiti, comprare e spendere è fuori controllo. Come un bulimico mangia quando è depresso, così queste persone spendono. Spendono, si deprimono e spendono ancora. Litigano spesso con i loro cari per questioni di soldi, difendendo a spada tratta il loro bisogno di comprare questo o quello. Vivono nella più completa negazione finanziaria, fingendo che un giorno i loro problemi economici si risolveranno miracolosamente, oppure che avranno sempre abbastanza soldi da spendere per qualunque cosa desiderino. Questo livello di investitore può apparire ricco. Possono avere grandi case e macchine appariscenti… ma, se andate a controllare, comprano con soldi presi in prestito. Forse guadagnano anche molto, ma sono vicinissimi alla rovina finanziaria.
A uno dei miei corsi partecipava un ex titolare d’impresa. Era ben conosciuto nel gruppo dei “fare soldi a palate e spenderne altrettanti”. Per anni era stato proprietario di una catena di gioiellerie di successo. Ma per un rallentamento dell’economia la sua attività sparì. I suoi debiti, però, non erano scomparsi. Ai suoi debiti sono bastati meno di sei mesi per divorarlo. Si era iscritto al mio corso per avere delle risposte nuove e rifiutava perfino di prendere in considerazione l’idea che lui e la moglie fossero degli investitori di livello 1. Veniva dal quadrante “T”, sperando di arricchirsi nel quadrante “I”. Si aggrappava all’idea di essere stato un tempo un uomo di successo e di poter applicare le stesse formule per investire fino a raggiungere la libertà finanziaria. Era un caso classico di uomo d’affari che pensava di poter automaticamente diventare un investitore di successo. Ma le regole dell’imprenditoria non sono sempre le stesse di quelle degli investimenti. Se queste persone non sono disposte a cambiare, il loro avvenire finanziario sarà molto fosco… a meno che non sposino una persona ricca che voglia sopportare le loro pessime abitudini.
Livello 2: i risparmiatori. Queste persone mettono regolarmente da parte una “piccola” somma di denaro. I soldi vengono messi in fondi a basso rischio e bassa rendita come i conti correnti del mercato monetario, i libretti di risparmio e i certificati di deposito. Se hanno un fondo di pensione integrativa, lo hanno presso una banca o in un fondo comune. Spesso risparmiano per consumare, piuttosto che investire (per esempio, comprare un nuovo televisore, un’automobile nuova, andare in vacanza, ecc.). Credono nel pagamento in contanti. Hanno paura dei debiti e dei crediti. A loro piace la “sicurezza” dei soldi in banca. Anche se gli viene dimostrato che, nella situazione economica attuale, i risparmi producono un reddito negativo (considerate inflazione e tasse), non saranno comunque disposti a correre rischi. Non si rendono neanche conto che il dollaro si è svalutato del 90% dal 1950 e continua a perdere annualmente valore a un tasso superiore all’interesse pagato dalla banca. Spesso sottoscrivono polizze vita perché amano il senso di sicurezza. Le persone in questo gruppo sprecano il loro maggiore attivo, il tempo, per cercare di risparmiare pochi centesimi. Trascorrono ore a ritagliare buoni sconto dai giornali e poi, al supermercato, rallentano tutta la fila alla ricerca frenetica della grande occasione. Comunque, se non siete disposti a studiare gli investimenti e vivete nella perenne paura del rischio finanziario, allora i risparmi sono una scelta migliore rispetto agli investimenti. Non c’è bisogno di pensare più di tanto se tenete soltanto i soldi in banca… e le banche vi ameranno. Perché non dovrebbero? Le banche prestano da 10 a 20 dollari per ogni dollaro che voi avete in risparmi e fanno pagare fino al 19% di interessi, mentre a voi pagano meno del 5%.
Gli psicologi ritengono che il cinismo sia una combinazione di paura e ignoranza, che a sua volta è causa di arroganza. Queste persone spesso si inseriscono nelle oscillazioni di mercato troppo tardi, aspettando di avere la prova popolare o sociale che la loro decisione di investimento sia quella giusta. Siccome aspettano la prova sociale, comprano in ritardo con il mercato in ascesa e vendono con il mercato in ribasso, proprio mentre crolla. Dicono poi che nel comprare al rialzo e vendere al ribasso sono stati “truffati” di nuovo. Quello che tanto avevano paura accadesse… succede ogni volta. La loro cinica cautela li induce ad aspettare finché non è troppo tardi. Si buttano sul mercato quando la loro avidità vince le loro paure. Arrivano al trogolo con gli altri maiali e poi si fanno macellare. Tuttavia, la cosa peggiore dei cinici è che contaminano le persone intorno a loro con la loro grande paura
mascherata da intelligenza.
Livello 3. La terza categoria è quella del “Giocatore d’azzardo”. Anche questi sono soprannominati “maiali” dai negoziatori professionisti. Tuttavia, mentre il cinico è eccessivamente prudente, questo gruppo non lo è abbastanza.
Cercano sempre di fare il “colpo grosso”. Di solito vanno a vuoto. Se chiedete loro come stanno andando, dicono di essere sempre “in pari” o “appena in positivo”. In realtà, hanno perso soldi. Spesso grandi quantità di denaro. Questo tipo di investitori perde denaro oltre il 90% delle volte. Non parlano mai delle loro perdite.
Livello 4 : gli investitori a lungo termine. Se non siete investitori a lungo termine, diventatelo prima possibile. Significa che dovete fermarvi a riflettere e a pianificare. Tenete sotto controllo le vostre abitudini di spesa. Minimizzate debiti e passivi. Vivete entro i vostri mezzi e poi aumentateli. Stabilite quale cifra investita al mese e per quanti mesi a un tasso realistico di rendimento vi ci vorrà per raggiungere i vostri obiettivi. Che possono essere: a che età pensate di voler smettere di lavorare? Quanti soldi vi servono ogni mese? Il semplice fatto di avere un piano a lungo termine che riduce il vostro debito facendovi mettere da parte una piccola quantità di soldi (periodicamente) in un buon fondo comune vi darà un vantaggio di partenza per andare in pensione ricchi, se cominciate abbastanza presto e tenete d’occhio ciò che fate. L’investitore di questo livello è paziente e usa il vantaggio del tempo.
Se cominciate presto e investite regolarmente potete arrivare a una ricchezza fenomenale. Se cominciate tardi, dopo i 45 anni di età, questo livello potrebbe non funzionare.
Livello 5: gli investitori competenti. Questi investitori possono “permettersi” di adottare strategie più aggressive o rischiose perché hanno buone abitudini finanziarie, una solida base di denaro e anche un modo di investire accorto.
Rischiano meno del 20% del loro intero capitale nelle speculazioni. Iniziano spesso in piccolo, investendo pochi soldi, per imparare il mestiere, si tratti di azioni, l’acquisto di un’impresa, di immobili, di preclusione dei diritti ipotecari, ecc. Se perdessero questo 20%, non li danneggerebbe e non toglierebbe loro cibo di bocca. Spesso insegnano queste conoscenze ai figli e tramandano la loro fortuna alle generazioni seguenti sotto forma di aziende, fondi fiduciari e società. Personalmente possiedono poco. Niente compare a loro nome per motivi di tasse così come per proteggersi dai Robin Hood che vogliono togliere ai ricchi per dare ai poveri. Ma, pur non
possedendo nulla, controllano tutto per mezzo di società per azioni. Controllano le entità legali che possiedono i loro attivi.
Livello 6: i capitalisti. L’obiettivo di un capitalista è fare più soldi orchestrando sinergicamente il denaro, il talento e il tempo di altre persone. Pur avendo le stesse paure di ogni altra persona, usano queste paure e le trasformano in entusiasmo.
Trasformano le paure in nuove conoscenze e nuove ricchezze. Il loro gioco nella vita è il gioco dei soldi che generano soldi.
Se desiderate sinceramente arricchirvi in fretta, rileggete più volte i sette livelli. Ogni volta che li leggo, trovo un po’ di me stesso in ognuno. Non solo vi riconosco i miei pregi ma anche, come dice Zig Ziglar, i “difetti caratteriali” che mi ostacolano. La strada per la grande ricchezza finanziaria è rafforzare i pregi personali e affrontare i propri difetti. E il modo per farlo consiste nell’ammettere di averli, invece di fingere di essere perfetti. A tutti piace avere un’ottima opinione di sé. Per gran parte della mia vita ho sognato di essere un capitalista di Livello 6. Sapevo che era questo ciò che volevo essere dal momento in cui il padre ricco mi spiegò le similitudini tra chi sceglie le azioni e chi scommette sui cavalli.
«La maggior parte delle persone investe per il 95% con gli occhi e solo per il 5% con la mente»
Molti fanno fatica a sopravvivere fra una busta paga e l’altra e, tuttavia, 1.400 miliardi di dollari volano intorno al mondo ogni giorno alla ricerca di qualcuno che li voglia, che sappia prendersi cura di loro, accudirli e farli crescere. Se saprete come farlo, arriveranno in massa lanciati verso di voi. Le persone vi imploreranno di
prenderli. Ma se non lo saprete, staranno alla larga da voi. Ricordate la definizione del padre ricco sull’intelligenza finanziaria: «Non è tanto quanti soldi guadagnate, ma quanti ve ne restano, quanto intensamente lavorano per voi e per quante generazioni li mantenete». La classica storia del cieco che guida un altro cieco. Se volete che i soldi vengano a voi, dovete sapere come prendervene cura. Se non avete il denaro prima nella vostra testa, non vi rimarrà nelle mani. Se non vi resta nelle
mani, allora il denaro e le persone che lo possiedono staranno alla larga da voi».
Qual è quindi il primo passo per addestrare la mente a vedere i soldi? La risposta è facile: è la competenza finanziaria. Comincia dall’abilità di comprendere i sistemi di parole e numeri del capitalismo. Ricorda sempre, il tuo consulente può solo essere intelligente quanto te».
Il denaro è debito. Il padre ricco proseguì spiegando che anche la nostra moneta non è uno strumento di equità, ma di debito. Un tempo ogni banconota era avallata da oro o da argento, ma oggi è un “pagherò” garantito dai contribuenti del paese che la emette.
Finché il resto del mondo si fida del contribuente americano che lavora e fa fronte a questo “pagherò” chiamato denaro, tutti avranno fiducia nel dollaro. Se quell’elemento chiave, che è la “fiducia”, scompare improvvisamente, l’economia crolla come un castello di carte… e il castello di carte è crollato molte volte nella
storia. Oggi l’economia globale si basa sul debito e sulla fiducia. Finché ci teniamo tutti per mano e nessuno rompe le fila, tutto andrà bene…
Il profitto lo fai quando compri… non quando vendi».
Il padre ricco voleva essere sempre certo che, qualsiasi rischio o debito si assumesse, doveva avere un senso fin dal giorno in cui comprava… doveva avere senso se l’economia peggiorava e doveva avere un senso se migliorava. Non ha mai comprato pensando a scappatoie fiscali o a magiche predizioni del futuro. Un affare doveva avere un senso economico ben fondato nei tempi buoni come in quelli cattivi.
Se vuoi avere successo nei quadranti di destra, quando si tratta di soldi, devi saper distinguere tra fatti e opinioni. Non puoi accettare ciecamente i consigli finanziari come fanno le persone dei quadranti di sinistra. Devi conoscere i numeri. Devi conoscere i fatti. I numeri ti dicono i fatti. La tua sopravvivenza economica dipende dai fatti, non dalle opinioni di amici o consulenti».
Se non puoi verificare che qualcosa sia un fatto, allora è un’opinione. La cecità finanziaria è quando una persona non sa leggere i numeri… quindi deve avere l’opinione di altri. La follia finanziaria si verifica quando le opinioni vengono usate come fatti. Se vuoi essere nei quadranti di destra, devi conoscere la differenza tra fatti e opinioni. Poche sono le lezioni più importanti di questa».
Il quadro finanziario dell’americano medio è che una persona sarà indebitata dal giorno in cui uscirà dalla scuola fino alla morte. E’ stato detto che l’americano medio è a meno di tre buste paga dalla bancarotta, solo perché voleva una vita
migliore ed è stato travolto dal gioco. «Se dipendete dal denaro», si diceva, «sarà molto difficile liberarvi dalla dipendenza». Il denaro diventa come una droga perché le persone sono felici quando ne hanno, arrabbiate e nervose quando non li hanno. Proprio come gli eroinomani che sono felici quando si iniettano la droga e
sono nervosi e violenti quando non ne hanno.
Un “D” lavora per il sistema. * Un “A” è il sistema. * Un “T” crea, possiede o controlla il sistema. * Un “I” investe soldi nel sistema.
Nella mia attività di formazione, tutte le volte che sentivo qualcuno dire: «Mando mio figlio in una buona scuola, così potrà trovare un posto fisso e sicuro», mi venivano i brividi. Essere pronti per un lavoro è una buona idea nel breve termine, ma non basta nel lungo termine.
Ben presto eravamo tornati a costruire la nostra impresa. L’azienda era un istituto scolastico che usava metodi d’insegnamento quasi diametralmente opposti a quelli della scuola tradizionale. Invece di chiedere agli allievi di stare seduti e fermi, li incoraggiavamo a essere attivi. Invece di insegnare attraverso lezioni, insegnavamo
attraverso il gioco. Invece di essere noiosi, volevamo che i nostri insegnanti fossero divertenti. Invece di avere degli insegnanti, cercavamo persone d’affari che avessero realmente avviato una propria impresa e che insegnassero secondo il nostro stile. Invece di dare voti agli studenti, essi davano il voto agli insegnanti. Se un insegnante riceveva un brutto voto, veniva sottoposto ad un altro corso intensivo di formazione o veniva invitato a dimettersi. Si presentavano persone che volevano creare lavoro, non quelli che lo cercavano.
La sicurezza è un mito. Imparate qualcosa di nuovo e affrontate questo giovane mondo coraggioso. Non nascondetevi da esso.
Le persone che lavorano più duramente non sono quelle che finiscono per diventare ricche. Se volete essere ricchi dovete “pensare”. Se fate ciò che fanno tutti gli altri, finirete per avere quello che tutti hanno.
«Non è quello che devi “fare” che deve cambiare. Prima deve cambiare quello che “pensi”. In altre parole, chi devi “essere” per poter “fare” ciò che va fatto».
Partecipai ad un corso sulla gestione per obiettivi. L’insegnante scrisse sulla lavagna tre parole: Essere – Fare – Avere. Poi disse: «Gli obiettivi sono la parte “avere” di queste tre parole. Obiettivi come avere un bel corpo, una relazione perfetta, milioni di dollari o un’ottima salute, o la celebrità. Quando le persone capiscono cosa vogliono avere, il loro obiettivo, cominciano a elencare ciò che devono “fare”. Ecco perché tanti hanno l’elenco delle cose da fare e poi cominciano a “fare”». «Quello che fa la maggior parte delle persone che vogliono un corpo perfetto è mettersi a dieta e poi andare in palestra. Ce la fanno per qualche settimana, poi tornano alla vecchia alimentazione a base di pizza e patatine fritte e, invece di andare in palestra, guardano la partita in televisione. Questo è un esempio di “fare” invece di “essere”.
«Non è la dieta che conta; è chi dovete essere per seguire la dieta che conta. Eppure, ogni anno, milioni di persone cercano la dieta perfetta da seguire per diventare magre. Si focalizzano su ciò che devono fare piuttosto che su chi devono essere. Una dieta non serve a nulla se non cambiano i vostri pensieri».
«Le persone pensano che lavorare duro per i soldi e poi comprare le cose che le faranno apparire ricche le faranno ricche. Nella maggior parte dei casi non è così. Le rendono solo più stanche. Dopo quel corso sul fissare gli obiettivi, capii che molti cercano di “fare” ciò che pensano facciano i ricchi e cercano di “avere” ciò che hanno i ricchi. Spesso comprano grandi case e investono nel mercato azionario perché pensano che sia ciò che fanno i ricchi. Tuttavia, quello che cercava di dirmi il padre ricco era che se avessero continuato ad avere i pensieri, le convinzioni e le idee di una persona povera o di una persona di classe media e poi avessero fatto ciò che fanno i ricchi, avrebbero finito comunque per avere ciò che hanno i poveri e la
classe media. Il concetto di “Essere-Fare-Avere” cominciava ad avere un senso. I quadranti del cashflow riguardano l’essere… non il “fare”
Per i “D” è importante la sicurezza. Generalizzando, le persone che ricercano il quadrante “D”, quando si parla di soldi, danno grande valore alla sicurezza. Per loro, è spesso vero che i soldi non sono importanti quanto la sicurezza. Magari corrono grandi rischi in altri campi della vita, come il paracadutismo sportivo, ma non quando si tratta di soldi.
Per gli “A” è importante il perfezionismo. Anche questa è una generalizzazione… ma ciò che ho osservato tra le persone che sono attualmente nel quadrante “A” e che stanno cercando di passare dai quadranti di sinistra a quelli di destra è che hanno la mentalità del fai-da-te. A loro piace “fare da soli” perché spesso hanno il bisogno
impellente di assicurarsi che le cose siano fatte nel modo “giusto”. E siccome hanno difficoltà a trovare qualcun altro che operi nel modo “giusto”, fanno da soli. Per molti “A” è fondamentale il “controllo”. Devono averlo. Odiano fare errori. Ma ciò che odiano ancora di più è qualcun altro che li fa e mette loro in cattiva luce. Questo
li rende degli ottimi “A” ed è il motivo per cui li assumete perché svolgano certi compiti per voi. Volete che il vostro dentista sia un perfezionista. Volete che il vostro avvocato sia un perfezionista. Volete che il vostro neurochirurgo sia un perfezionista. Volete che il vostro architetto sia un perfezionista. Li pagate per questo. Questa è la loro forza. È anche la loro debolezza.
Se la paura vi tiene imprigionati in uno dei quadranti del cashflow, vi consiglio di leggere Intelligenza emotiva di Daniel Goleman. Nel suo libro, Goleman spiega la vecchia questione del perché le persone che vanno bene a scuola non sempre vanno bene finanziariamente nel mondo reale. La sua risposta è che il quoziente di intelligenza emotiva è più importante del quoziente di intelligenza intellettuale.
Troppe persone escono dalla scuola con buoni voti, ma non sono emotivamente pronte a correre dei rischi… specialmente finanziari. Il motivo per cui tanti insegnanti non sono ricchi è perché operano in un “ambiente in cui si punisce chi fa errori” e loro stessi hanno spesso paura di farli. Invece, per essere liberi finanziariamente, dobbiamo imparare a fare errori e gestire il rischio. Se si passa la vita terrorizzati dal perdere soldi, impauriti dal fare le cose in modo diverso dalla massa, allora diventare ricchi sarà quasi impossibile, anche se è semplice come comprare quattro case verdi e scambiarle per un grande albergo rosso.
Non me la sento! Un modo per sapere se state pensando emotivamente e non razionalmente è quando usate il verbo “sentire” in una conversazione. Per esempio, molte persone che sono guidate dalle emozioni o dai loro sentimenti diranno frasi come: «Oggi non me la sento di fare ginnastica». A livello logico sanno che dovrebbero farla. Molti che hanno difficoltà finanziarie non sono in grado di controllare ciò che sentono o permettono ai loro sentimenti di dominare i loro pensieri. Dicono: «Non me la sento di imparare a investire. Troppa fatica». «Sento
che investire non è la cosa giusta per me». «Non me la sento di raccontare ai miei amici i miei affari». «Odio sentirmi respinto».
Come ho già detto, avere successo nei quadranti “T” o “I” richiede più di una semplice conoscenza accademica o tecnologica. Spesso richiede un cambiamento del pensiero emotivo profondo, dei sentimenti, delle credenze e degli atteggiamenti. Ricordate la formula: Essere-Fare-Avere. Ciò che fanno i ricchi è relativamente semplice. È l’“essere” che è diverso. La differenza è nei loro pensieri e, in modo particolare, nel loro dialogo interiore. Ecco perché il padre ricco mi proibiva di dire: «Non posso permettermelo». «Non posso farlo». «Gioca sul sicuro». «Non perdere soldi». «E se fallisci e non ti riprendi più?» Mi vietava di dire queste frasi perché credeva davvero che le parole fossero gli strumenti più potenti a disposizione degli esseri umani. Ciò che una persona dice e pensa diventa realtà.
«Per avere successo come investitore o titolare d’impresa, devi essere emotivamente neutro rispetto al vincere o al perdere. Vincere e perdere fanno solo parte del gioco».
Il passaggio da un quadrante all’altro è un viaggio interiore. È un viaggio da una serie di credenze profonde e abilità tecniche a una nuova serie di credenze profonde e a nuove abilità tecniche. Il processo è simile a quello di imparare ad andare in bicicletta. All’inizio cadi spesso. È frustrante e imbarazzante, specie se ci sono gli amici a guardare. Ma dopo un po’ smetti di cadere e andare in bicicletta diventa automatico. Se poi cadi di nuovo, non importa perché, interiormente, sai di poterti rialzare e ripartire. Il processo è lo stesso quando passate dall’atteggiamento emotivo del lavoro sicuro a quello della libertà finanziaria.
La chiave per essere un grande investitore è di essere neutri nei confronti del vincere e del perdere. Così, non avrete pensieri guidati dalle emozioni, come la paura e l’avidità, che pensano al posto vostro. Quando affiora la paura di perdere denaro, nella mente della maggior parte delle persone risuonano automaticamente queste parole: 1. “sicurezza” piuttosto che “libertà”; 2. “evitare i rischi” piuttosto che
“imparare a gestire il rischio”; 3. “giocare sul sicuro” piuttosto che “giocare in modo intelligente”; 4. “non posso permettermelo” piuttosto che “come posso permettermelo?”; 5. “è troppo costoso” piuttosto che “qual è il suo
valore a lungo termine?”; 6. “diversificare” piuttosto che “focalizzare”; 7. “cosa penseranno i miei amici?” piuttosto che “cosa penso io?”.
Il motivo per cui le cose sembrano tanto rischiose nei quadranti di destra alle persone di quelli di sinistra è perché l’emozione della paura spesso influenza il loro modo di pensare. Le persone dei quadranti di sinistra pensano che “giocare sul sicuro” sia un pensiero logico. Non lo è. È un pensiero emotivo. E sono i pensieri
emotivi a tenere le persone attaccate a un quadrante o l’altro.
Mi sono focalizzato sulla parte dell’“essere” nella formula “Essere-Fare-Avere” perché senza la giusta mentalità e atteggiamento non potete essere pronti per i grandi cambiamenti economici che oggi abbiamo davanti.
“Essere” qualcuno con abilità e mentalità dei quadranti di destra vi renderà pronti a riconoscere le opportunità che sorgeranno da questi cambiamenti e a “fare” quello che vi porterà ad “avere” il successo finanziario.
Una delle chiavi per avere una vita felice e di successo è di essere abbastanza flessibili per reagire in modo appropriato a qualsiasi cambiamento incontriate – essere in grado di reagire e far diventare qualsiasi cosa una cosa buona. Purtroppo, la maggior parte delle persone non è stata equipaggiata per gestire i rapidi cambiamenti economici che ci sono stati e che continueranno ad esserci. Una delle fortune degli esseri umani è di essere ottimisti e avere la capacità di dimenticare. Dopo 10 o 12 anni dimenticano… e poi le cose cambiano di nuovo.
Di nuovo, secondo me, sta per verificarsi un grande trasferimento di ricchezza. Non capiterà quest’anno, ma accadrà. Non succederà esattamente nello stesso modo. Sarà qualcosa di diverso. Ecco perché il padre ricco mi ha fatto leggere libri di storia dell’Economia. L’Economia cambia, ma la storia si ripete. Non segue però lo
stesso insieme di circostanze.
Una cospirazione? Spesso sento le persone, specie quelle dei quadranti di sinistra, parlare di una sorta di cospirazione globale da parte di alcune famiglie molto ricche che controllano le banche. Si tratta di teorie che circolano da anni. C’è una cospirazione? Non lo so. Potrebbe esserci? Tutto è possibile. So che ci sono famiglie
potenti che controllano enormi somme di denaro. Ma possono pochi controllare il mondo? Non credo. Io la penso in maniera diversa. Vedo un gruppo di persone dei quadranti di un lato con una certa mentalità e un altro gruppo di persone dei quadranti dell’altro lato con una diversa mentalità. Entrambi partecipano a questo grande gioco dei soldi, ma ogni quadrante ha un punto di vista diverso e un diverso insieme di regole. Il grosso problema è che quelli dei quadranti di sinistra non riescono a vedere ciò che fanno quelli dei quadranti di destra, ma quest’ultimi sanno cosa stanno facendo quelli dei quadranti di sinistra.
In ogni ciclo economico in fase di crescita ci sono gli eroi e in recessione ci sono i cattivi. Rivedendo la storia, spesso si tratta delle stesse persone. Le persone avranno sempre bisogno di streghe da bruciare o di incolpare le cospirazioni per la propria cecità finanziaria. La storia si ripeterà… e ci sarà ancora un grande trasferimento di
ricchezza. Quando succederà, da quale parte vorrete essere? Nei quadranti di sinistra o in quelli di destra? A mio parere, non ci si rende conto di far parte di questo grande gioco globale che si chiama “Chi è indebitato con chi?”. Siate la banca, non il banchiere. In Padre ricco, padre povero ho spiegato come i ricchi creano denaro e spesso hanno il ruolo dei banchieri. Ecco un esempio che tutti possono seguire. Trovo una casa che vale 100.000 dollari e con un gran colpo di fortuna riesco a comprarla per 80.000 (10.000 di anticipo più un mutuo ipotecario di
70.000 dollari a mio nome). Faccio poi circolare la notizia che la casa è in vendita per 100.000 dollari, che è il suo valore peritale, usando queste magiche parole nell’annuncio: «Casa in vendita. Proprietario disperato. Banche escluse. Piccolo anticipo, comode rate mensili». Il telefono squilla all’impazzata. La casa viene venduta con quella che si chiama “copertura” o “locazione con opzione di acquisto”, a seconda del paese in cui vi trovate. In parole semplici, la vendo in cambio di un pagherò da 100.000 dollari. Ecco come si può rappresentare la transazione. Questa transazione viene poi depositata in garanzia presso terzi, il cui ufficio gestisce i
pagamenti. Se il compratore non paga i 100.000 dollari, faccio ricorso al diritto di preclusione e vendo la proprietà al prossimo che vuole una casa a “comode rate mensili, piccolo anticipo” in cui vivere. Le persone fanno la fila per trovare un’abitazione a queste condizioni. La conseguenza è che ho creato un utile di 30.000
dollari nella colonna dei miei attivi su cui mi pagano gli interessi, proprio come una banca che incassa gli interessi per i prestiti concessi.
«Stai attento quando ti indebiti. Se accendi un debito personale, assicurati che sia piccolo. Se deve essere grande, fai in modo che lo stia pagando qualcun altro». Nel linguaggio di chi sta nei quadranti di destra, avevo “coperto” il rischio o lo avevo “trasmesso” a un altro compratore. Questo è il gioco nel mondo della finanza.
Spesso avvengono grandi trasferimenti di ricchezza quando cambiano le leggi e i mercati. Il prossimo grande trasferimento di ricchezza avverrà non per una cospirazione, ma per ignoranza. Siamo all’ultimo rantolo della mentalità dei diritti garantiti dai grandi apparati statali e dalle grandi aziende dell’Era industriale e stiamo ufficialmente entrando nell’Era dell’informazione. Nel 1989 è caduto il Muro di Berlino. Quell’evento è stato significativo quanto l’anno 1492, quando Colombo scoprì l’America cercando l’Asia. Alcuni ritengono che il 1492 sia stato l’inizio ufficiale dell’Era industriale. Il 1989 ne ha segnato la fine. Le regole sono cambiate.
Nell’Era industriale: 1. Mantenevano una visione e un piano a lungo termine; 2. Credevano nella gratificazione differita; 3. Usavano a loro vantaggio il potere della capitalizzazione.
Nella nuova era: 1.Visione a breve termine; 2. Desiderio di gratificazione immediata; 3. Abuso del potere della capitalizzazione.
Vogliono una risposta rapida e che dica loro “Cosa fare”. Invece di ascoltare “Chi devono essere per fare ciò che devono fare per acquisire grandi ricchezze”, vogliono risposte a breve termine per problemi a lungo termine. Sull’argomento del fissare gli obiettivi, il consiglio è qualcosa di simile all’idea dei piccoli passi invece del
grande salto. Cioè avere sogni e desideri a lungo termine. Fissate obiettivi quotidiani raggiungibili che, una volta realizzati, vi danno una gratificazione per aiutarvi a
restare sulla strada verso il grande obiettivo.
Ora proseguite con la lettura e ricordate di sognare in grande, pensare a lungo termine, fare un minimo tutti i giorni e fare piccoli passi. Questa è la chiave per il successo a lungo termine, quella per passare dai quadranti di sinistra a quelli di destra.
Le regole dell’Era industriale, che io definisco la mentalità dei “diritti”. Sebbene le regole siano cambiate, molte persone non hanno modificato le loro regole personali… specialmente finanziarie. Spendono ancora come se non ci fosse alcun bisogno di pianificare il domani. Ecco cosa cerco quando leggo il rendiconto finanziario di una persona: se ha o meno un futuro.
Questo è il modello di cashflow della classe media. Questo cashflow è considerato “normale” e “intelligente” dalla nostra società. Dopotutto chi ha questo modello probabilmente ha un lavoro ben retribuito, una bella casa, automobili e carta di credito. Questo è quello che il padre ricco chiamava il “sogno della classe media”.
Quindi, avere un modello di cashflow da classe media era normale nell’Era industriale, ma potrebbe essere disastroso nell’Era dell’informazione.
Questo è lo schema mentale che il padre ricco voleva che io e suo figlio avessimo da ragazzi, il motivo per cui ci tolse le nostre paghe e rifiutò di concederci aumenti. Non ha mai voluto che ci abituassimo all’idea di un lavoro ben pagato. Voleva che sviluppassimo lo schema mentale del pensare solo ad attivi e redditi sotto forma di utili sul capitale, dividendi, affitti, rendite da aziende e diritti d’autore.
In questa Era, l’idea del duro lavoro non significa la stessa cosa dell’Era agraria e dell’Era industriale. Oggi, le persone che lavorano fisicamente più intensamente saranno pagate meno degli altri. È già vero e storicamente lo è sempre stato.
Per avere successo nei quadranti “T” o “I” ci vogliono intelligenza finanziaria, intelligenza dei sistemi e intelligenza emotiva. Cose che non si possono imparare a scuola. Primo passo: è ora di occuparvi dei vostri affari. Avete lavorato tanto e arricchito altri? Fin dalla giovane età la maggior parte delle persone è programmata per occuparsi degli affari di altri e rendere altri ricchi. Tutto comincia in modo innocente con consigli come questi: 1. «Vai a scuola, prendi buoni voti, così puoi trovare un posto fisso, con uno stipendio buono e indennità buone». 2. «Lavora con impegno, così potrai comprare la casa dei tuoi sogni. In fondo, la tua casa è un attivo ed è il tuo investimento più importante». 3. «Accendere un grande mutuo è positivo perché lo Stato ti permette di detrarre dalle tasse il pagamento degli interessi». 4. «Compra subito, paga dopo» oppure: «Piccolo anticipo, comode rate mensili» o anche: «Entra e risparmia». Chi segue ciecamente questi consigli spesso diventa: 1. Dipendente, che arricchisce superiori e proprietari. 2. Debitore, che arricchisce banche e prestatori di denaro. 3. Contribuente, che arricchisce lo Stato. 4. Consumatore, che arricchisce altre imprese.
Molti credono che semplicemente guadagnare di più risolverà loro i problemi ma, nella maggior parte dei casi, ne causerà di ancora più grandi. Il motivo principale per cui le persone hanno problemi di soldi è che non sono mai state istruite nella scienza della gestione del cashflow. È stato insegnato loro a leggere, scrivere, guidare la macchina e nuotare, ma mai come gestire il proprio cashflow. Senza questa formazione finiscono per avere problemi di soldi e lavorano con maggiore impegno credendo così di risolvere tutto. Come diceva spesso il padre ricco: «Avere più soldi non risolverà il problema se il problema è la gestione del cashflow» e non ti ringraziano nemmeno quando saldi il tuo debito». Il padre ricco chiedeva prestiti, ma faceva del suo meglio per non essere colui che pagava per quelli. Spiegava a me e a suo figlio che i debiti buoni sono quelli che qualcun altro paga per voi, mentre i debiti cattivi sono quelli che voi pagate col vostro sudore e col vostro sangue. Ecco perché amava gli immobili da affittare.
Mi incoraggiava a comprarli perché «la banca concede a te il prestito, ma lo paga l’affittuario».
Ecco perché il passo numero due per trovare la vostra corsia finanziaria veloce è “Prendere il controllo del vostro cashflow”. Dovete sedervi e stilare un piano per avere il controllo delle vostre abitudini di spesa.
Minimizzate debiti e passivi. Vivete al di sotto dei vostri mezzi prima di cercare di aumentarli. Se avete bisogno di aiuto chiedete la consulenza di un esperto pianificatore finanziario. Può aiutarvi a stilare un piano con cui potete migliorare il vostro cashflow e cominciare a pagare per primi voi stessi.
Terzo passo: sapere la differenza tra rischio e rischioso. Spesso sento le persone dire: «Investire è rischioso». Non sono d’accordo. Direi invece: «Non essere istruiti è rischioso». Qual è una corretta gestione del cashflow? Una corretta gestione del cashflow comincia conoscendo la differenza tra attivi e passivi… e non la definizione
che vi dà la vostra banca. L’esempio di un individuo di 45 anni che ha gestito correttamente il suo cashflow. Ho usato un’età di 45 anni perché è a metà strada tra i 25, quando la maggior parte delle persone comincia a lavorare, e i 65, quando va in pensione. A questa età, se hanno gestito correttamente il loro cashflow, la loro colonna degli attivi dovrebbe essere più lunga di quella dei passivi. Questa è l’immagine finanziaria di persone che prendono dei rischi, ma non sono rischiose. Fanno parte del primo 10% della popolazione. Ma se fanno ciò che fa l’altro 90% della popolazione, ovvero gestire male il loro cashflow e non sapere la differenza tra attivi e passivi, all’età di 45 anni la loro immagine finanziaria sarà questa: Queste sono le persone che più spesso dicono: «Investire è rischioso».
Ma una delle sue definizioni preferite era: «Chi è più intelligente? Tu o il tuo denaro?» Secondo me, non sono rischiosi. Non essere istruiti lo è. Similmente, essere disinformati è rischioso e fare affidamento sul “posto fisso e sicuro” è il più alto rischio che si possa correre. Comprare attivi non è rischioso.
Comprare passivi che vi hanno detto che sono attivi è rischioso. Curare i vostri affari non è rischioso. Curare gli affari degli altri e pagarli per primi è rischioso.
Nota a margine interessante: spesso scopro che molti “D” e “A” con alti redditi rientrano in questa categoria perché hanno poco tempo da dedicare alla ricerca di opportunità di investimento. Siccome sono tanto occupati, spesso hanno poco tempo per imparare i quadranti di destra. Perciò ricercano risposte piuttosto che conoscenza. Quindi questo gruppo spesso compra ciò che l’investitore di tipo A definisce “investimenti al dettaglio”, cioè investimenti confezionati per la vendita alla massa.
I miei due padri erano persone spirituali, ma quando si trattava di soldi avevano punti di vista diversi. Per esempio, interpretavano il detto “l’amore per il denaro è alla radice di tutti i mali” in modo differente. Il mio padre istruito ma povero credeva che il desiderio di avere più soldi o di migliorare la propria posizione finanziaria fosse sbagliato. D’altra parte, il padre ricco interpretava il detto in modo molto diverso. Credeva che fossero sbagliate le tentazioni, l’avidità e l’incompetenza finanziaria. In altre parole, non pensava che il denaro fosse il male, credeva che lavorare tutta la vita come schiavi dei soldi lo fosse, come pure essere finanziariamente schiavi dei debiti. Il padre ricco aveva un modo di convertire gli insegnamenti religiosi in insegnamenti finanziari e adesso vorrei condividerne con voi uno.
Il padre ricco credeva che le persone che lavorano duro, sono cronicamente indebitate e vivono al di sopra dei loro mezzi, siano cattivi modelli per i loro figli. Non solo, ma riteneva anche che avrebbero ceduto alle tentazioni e all’avidità. Disegnava un diagramma come questo e diceva: «E non ci indurre in tentazione», mentre indicava la colonna dei passivi. «Ma liberaci dal male». Era il suo modo di dire che ritardare la gratificazione (un segno di intelligenza emotiva),
prendersi cura dei propri affari e costruire per prima la colonna degli attivi vi aiuterebbe ad evitare il degrado dello spirito umano causato dalle tentazioni, dalla mancanza di istruzione finanziaria e dall’influenza di cattivi modelli finanziari.
«Un vincente trova sempre una strada, un perdente trova sempre una scusa».
Proprio come in ogni problema si nasconde un’opportunità, così in ogni delusione si nasconde un’inestimabile perla di saggezza. Aspettatevi di essere delusi. Il padre ricco diceva spesso: «Solo un pazzo si aspetta che tutto vada come vuole
lui. Aspettarsi di essere delusi non significa essere passivi o perdenti, è un modo di prepararsi mentalmente ed emotivamente alle sorprese che potreste non volere. Essendo emotivamente preparato, puoi agire con calma e dignità quando le cose non vanno come vorresti. Se sei calmo, pensi meglio».
Come dice sempre il mio amico Keith Cunningham: «Molte persone non cominciano a percorrere la strada finché tutti i semafori non sono verdi. Ecco perché non vanno mai da nessuna parte».
«L’entità del tuo successo si misura dalla forza del tuo desiderio; dalla grandezza del tuo sogno; e da come affronti le delusioni lungo il percorso».