E se Omicron bucasse il sistema immunitario?!

Questo è ciò che temono i virologi. I messaggi poco rassicuranti della comunità scientifica non nascondono che questo può avvenire. Non si sa per esempio come omicron si comporti sulle varie tipologie di persone: vaccinati 1^, 2^ e 3^ dose, sui guariti e soprattutto sui non vaccinati. Sappiamo per certo che è molto contagiosa è quindi ci potremmo trovare nell’arco di pochi mesi, tipo gennaio e febbraio, con i sistemi sanitari nazionali totalmente bloccati. Speriamo che non sia così ma è meglio che le nostre buone abitudini quotidiane (ffp2, distanziamento, areare i locali e lavaggio delle mani) siano a maggior ragione applicate.

Piero Angela (92 anni) campione di coerenza.

(✏️ Massimo Gramellini, “La guerra di Piero”) Piero Angela che pretende dal cameriere di un affollato ristorante romano che gli controlli il Green Passè la scena di un romanzo tra scienza e fantascienza, una cartolina spedita dal migliore dei mondi possibili, una di quelle storie favolose che si raccontano ai bambini per mandarli a letto sereni: «C’era una volta un signore che entrò in un ristorante di Roma e pretese dal cameriere che gli controllasse il Green Pass…» «Ma che ti sei bevuto, papà? Non può essere successo davvero». In effetti uno dei pochi esperimenti scientifici che Superquark si è dimenticato di raccontare è come abbia fatto un torinese d’altri tempi a passare buona parte della sua vita a Roma senza farsi venire l’esaurimento nervoso. La leggenda narra che un giorno, dopo avere visto una signora elegante gettare con nonchalance un cartoccio unto dal finestrino dell’auto parcheggiata, Piero si sia chinato a raccoglierlo e lo abbia ributtato dentro la macchina, sentendosi pure rispondere: «Maleducato!»

Da anni tessiamo l’elogio della flessibilità: sul lavoro, in famiglia, nei rapporti d’amore e nel rispetto di regole che a volte (ma certo non in questo caso) suonano ottuse. Poi arriva un campione di coerenza con novantadue primavere all’attivo e ci ricorda che anche la rigidità ha i suoi pregi. Che un mondo troppo flessibile diventa sdrucciolevole, mentre mettere ogni tanto qualche ringhiera appuntita serve a non farci precipitare tutti nel baratro. (📸 Lannutti / Imagoeconomica)

I lavoretti sono il risultato della rivoluzione post industriale

Per lavoretti non si intende solo la consegna del cibo a domicilio, che è un enorme business in costante crescita, ma anche il lavoro a chiamata ad alto valore aggiunto (sviluppo web, grafica, consulenze) affidato a singoli professionisti retribuiti a ore o chiamata. Un modello che veniva considerato un modo per temporaneamente arrotondare (quando ero universitario facevo lavoretti temporanei) o come periodo di prova e che è diventato per milioni di persone una fonte di sostentamento primaria.
Una precarizzazione e parcellizzazione del lavoro che ricorre il mito dell’imprenditore di se stesso. Nella 4 rivoluzione industriale, che è giusto chiamare post industriale, il datore di lavoro è invisibile ed il proletariato non esiste più perché manca una identità di classe. Sia i “rider” costituiti da milioni di individui che gravitano attorno ad una algoritmo gestito da una infrastruttura che o “professionisti per necessità” vivono l’illusione di essere semplicemente “imprenditori di se stessi”.

Video Conferenza “Come essere felici?” (U. Galimberti)

Nell’età dai 15 ai 30 anni i giovani hanno il massimo di potenza biologica e intellettuale. Cosa gli facciamo fare oggi ai giovani? Carlo Magno a 27 anni aveva già conquistato mezza Asia, Mozart a 21 suonava davanti a re e principi , Einstein ha scoperto la sua formula a 24 anni non a 60! Noi i giovani non li usiamo, perché la nostra società è costruita al contrario. Bisogna usarli i giovani!
La medicina non ha allungato la vita ma la vecchiaia e ciò ha generato 3 distinte generazioni: i vecchi che hanno il potere, gli adulti che sperano di prendere il potere dei vecchi e i giovani che rimangono tali fino a 50 anni.
Il cristianesimo è una cultura ottimistica passato (male), presente(redenzione), futuro (salvezza). Anche la scienza è cristianesimo laicizzato. Infatti credono nell’aldilà. I Greci invece erano pessimisti perchè credevano alla morte per cui rispetto alla vita avevano una visione positiva. Oggi Dio è morto nel senso che il mondo di oggi ha altri idoli che lo sostituiscono (denaro, tecnologia, progresso).
Come si fa a diventare felici? Bisogna imparare dalla filosofia greca: quando la vita ti è favorevole espandila più che puoi, valorizza la tua vocazione, conosci te stesso e realizza i tuoi desideri avendo sempre la consapevolezza dei tuoi limiti (senso della misura). Noi oggi invece ci troviamo di fronte al fatto che la tecnica non sa quale sarà l’effetto della nostra ideazione (questo è non avere consapevolezza dei nostri limiti).

Metaverso: una seconda vita di “Second Life”?

Che dire?! La cosa più giusta è di ammettere di sapere di non sapere che cosa sarà Metaverso. Ci vorranno diversi anni per realizzare la tecnologia in grado di supportare le fantasie che illustri visionari ed esperti di multimedialità hanno sulla piattaforma che dovrebbe sostituire in futuro tutto ciò che è fruibile su Internet.

Non credo comunque che sarà la copia moderna di Second Life perché quella era una realtà virtuale parallela dove potevi decidere le caratteristiche del tuo Avatar. Praticamente una seconda vita in cui le persone potevano essere ciò che non erano …(con tutti i riflessi psicologici del caso). Metaverso potrebbe essere, dico potrebbe, ancora più perverso per cui le persone diventano avatar di loro stessi superando il confine tra ciò che è virtuale da ciò che è reale. Diventeremo sempre più degli algoritmi funzionali ad una società oligarchica e tecnologica in cui la nostra esistenza sarà programmata solo sulla capacità di fruire o erogare servizi gestiti da altri.

Metaverso: un processo tecnologico già iniziato?

Basta osservare come già prima della pandemia fosse evidente il cambiamento avvenuto in questi anni nelle relazioni fra le persone. Lo smartphone che ha reso fruibili in ogni luogo applicazioni come wathsapp, facebook, instagram ha limitato se non sostituito la comunicazione “verbale ed emozionale” fra le persone. Aggiungiamo, a causa della pandemia, l’accelerazione del fenomeno “Smart Working” (che è bene chiamare “Home Working”) il quadro diventa ancora più chiaro.

Manca solo la tecnologia per continuare ciò che è già iniziato. Un cambio di paradigma per cui le tecnologie non saranno più considerate come fattori esterni e strumenti di svago o di lavoro asserviti all’uomo e a suo piacimento; al contrario le tecnologie interconnetteranno e influenzeranno le nostre esistenze indipendentemente dalla nostra volontà.

La società signorile di massa

Per società signorile di massa Ricolfi intende: “una società opulenta in cui l’economia non cresce più e i cittadini che accedono al surplus senza lavorare sono più numerosi dei cittadini che lavorano.”

Peccato però che l’essenza della società signorile era in passato costituito dai nobili, dai guerrieri e dal clero, che avevano il privilegio di consumare il sovraprodotto senza contribuire in alcun modo alla sua formazione. Pertanto oggi accedere al surplus senza lavorare, non è, come nelle società signorili vere e proprie, un privilegio riservato a una minoranza, ma una
condizione che tocca più della metà dei cittadini.

La dispersione scolastica

I ragazzi “si disperdono” altrove perché non hanno le basi per andare
avanti, perché in prima liceo non sono in grado di capire un libro di testo, e non sanno niente di storia, geografia e matematica… Eppure hanno fatto otto anni di scuola. Non possiamo lasciarli uscire così impreparati dopo otto anni di scuola!

Allo stesso modo, all’università non sono in grado di affrontare gli esami (se non quelli più facili delle facoltà cosiddette deboli, la cui laurea però non li porterà purtroppo da nessuna parte), per cui s’iscrivono, arrancano un anno o due e poi mollano. Per questo mollano: per questa loro inadeguatezza cognitiva e culturale, che è il risultato delle scelte scriteriate che noi abbiamo compiuto nella scuola, soprattutto, lo ripeto, negli ultimi
vent’anni. Mollano a causa della scuola che noi abbiamo deciso per loro, non è il colmo? (da “Il danno Scolastico di Luca Ricolfi)

Da “Il danno scolastico” (Luca Ricolfi e Paola Mastracola)

Un ragazzo non potrà fare il liceo se noi per otto anni (cinque di elementari e tre di medie) non gli abbiamo insegnato quasi niente o, se gli abbiamo insegnato qualcosa, poi non abbiamo anche deciso di esigere e di
pretendere che lui le sapesse, quelle cose!

Non farà né il liceo né l’università, un ragazzo, se non sa scrivere, se
non sa fare un discorso compiuto, se non sa capire il senso (profondo, sfumato, metaforico, ironico…) di quel che legge, e se non sa ripetere con parole sue quel che ha studiato. Siamo stati noi a farne uno svantaggiato, uno che non parte uguale, che non ha le stesse opportunità iniziali.

Siamo noi i colpevoli. Noi!

Illanguidimento! (Annalisa Testa)

La mancanza di entusiasmo è l’emozione dominante del 2021

L’illanguidimento (languishing) è l’emozione dominante del 2021”, scrive lo psicologo Adam Grant sul New York Times il 19 aprile di quest’anno. Cita gli amici che lamentano di avere difficoltà a concentrarsi, i colleghi che non riescono a entusiasmarsi nemmeno di fronte alle prospettive aperte dal vaccino, il familiare che tira tardi la notte riguardando per l’ennesima volta un film che conosce a memoria. Nel suo articolo, Grant sottolinea che non è questione di esaurimento (burnout), perché le persone hanno ancora energie. E non è depressione, perché non si sentono disperate. Insomma, non si tratta di un vero disagio psichico ma, piuttosto, di un – assai diffuso – senso di stagnazione e di fatica. È, né più né meno, assenza di benessere: come guardare la propria vita attraverso un parabrezza appannato. Una condizione che rimanda a quel grande piano indistinto che si colloca giusto a metà tra le vette dell’entusiasmo e della focalizzazione e le voragini del malessere.”