
MAGGIO
Putin sa che il suo potere in apparenza totale dipende totalmente dalla opinione pubblica. Peggio, ne è prigioniero. Perché non può perdere. E perché oggi la maggioranza dei russi, persino della borghesia relativamente agiata, vogliono andare fino in fondo. Quale sia questo fondo nessuno sa. Salvo che deve sembrare un trionfo. Nella tavolozza del mondo russo non esistono tonalità di grigio. (da Limes maggio 2022)
Il rapporto fra Capo e Popolo. “Il modello contemporaneo dello stato russo comincia dalla fiducia e tiene grazie ala fiducia. E’ da qui che trae la sua forza. Il nostro nuovo stato, in questo nuovo secolo, avrà una storia lunga e gloriosa. Non sarà distrutto. Agirà alla sua maniera, otterrà e conserverà i posti migliori nella geopolitica internazionale. Presto o tardi, tutti coloro che chiedono alla Russia di “cambiare comportamento” dovranno rassegnarsi ad accettarla cos’ com’è.” V. Surkov sulla Nevasivimaja Gazeta del 11/2/2019
APRILE
“Eccoci di nuovo in guerra senza volerlo né saperlo ammettere a noi stessi. Comunque finisca noi italiani abbiamo perso quanto credevamo ci spettasse per divina provvisione: la certezza della pace in Europa. Siamo co-belligeranti per ora a distanza nella guerra alla Russia cui fingiamo di non partecipare.”
“Quasi non sapessimo che ogni dopo-guerra è sempre un pre-guerra.”
“Abbiamo il tempo di recuperare il tempo? Sì. A patto di cominciare subito. Ciò impone di geo-localizzarci nel calendario nuovo inaugurato il 24 febbraio 2022, Anno Primo del dopo-pace europeo.“
“A partire da una decisiva premessa: stabilire se questa è la guerra di Putin o della Russia. Se quindi dovremo sconfiggere l’uno o anche l’altra.“
“L’America intende governare da remoto il suo impero europeo, non abbandonarlo. Ma non morirà per noi.”
“Il vincolo occidentale fortunosamente acquisito perdendo la seconda guerra mondiale non è più scontato. Né è fondato sull’indiscutibile convergenza di interessi fra noi e loro, corrosa dopo la guerra fredda. Oggi la Nato conviene più a noi che agli americani. Loro hanno la fortezza Nord America affacciata sui pesci, noi terre vicine in eruzione e acqua agitate. Dobbiamo darci un ruolo nell’impero europeo dell’America, insieme agli europei con cui condividiamo minimo comune denominatore.”
“Da quanto sta accadendo anche noi abbiamo molto da imparare. La guerra, nostro malgrado, è connaturata all’uomo e questo periodo storico conferma la fondatezza dei corsi e ricorsi storici teorizzati da Giovanbattista Vico. Per questa ragione non ci si può adagiare sui prolungati periodi di pace di cui, fortunatamen- te, almeno noi occidentali siamo riusciti a benefciare in diversa misura. La guerra è qualcosa di esecrabile, ma è un pericolo incombente e pertanto, se malaugurata- mente necessario, bisogna saperla fare. Questo signifca addestrarsi costantemente. Ma non basta addestrarsi, bisogna disporre di mezzi e materiali qualitativamente e magari quantitativamente superiori a quelli dei potenziali avversari. Tutto ciò im- plica dei costi. La sicurezza è un costo, bisogna solo stabilire quale sia il prezzo che si è disposti a pagare in presenza di un’aggressione in qualsiasi forma si palesi: militare, economica, psicologica. Per sopperire alle carenze delle singole nazioni, non dimentichiamolo, esistono le alleanze. Noi facciamo parte di diverse alleanze e dovremmo sentirci al sicuro. L’importante è che le alleanze siano veramente tali e che a un certo punto, di fronte a una guerra «vera», reggano e non prevalgano invece dinamiche inaspettate che aprano varchi sull’uno o sull’altro fronte. Teniamo a mente la considerazione evangelica relativa al «porgere l’altra guan- cia» in nome del giusto perseguimento della pace: l’Ucraina ha preso uno schiaffo in Crimea, un altro l’ha preso nel Donbas. Ora le guance le ha finite. “