L’UOMO PIU’ RICCO DI BABILONIA

Libro che attraverso vari racconti di personaggi dell’Antica Babilonia,
illustra le basi dell’etica finanziaria e anche morale.

Le nostre azioni non possono saperne di più dei nostri pensieri. Il nostro pensiero non può saperne di più della nostra conoscenza.

Ti dirò le cose che desideri conoscere, perché sto invecchiando, e una vecchia lingua ama chiacchierare. Quando la gioventù viene dalla vecchiaia per avere consigli, riceve la saggezza degli anni. Troppo spesso la gioventù pensa che la vecchiaia conosca solo la saggezza dei giorni passati, e perciò ne approfitta. Ma, ricordati questo, il sole che brilla oggi è il sole che brillava quando nacque tuo padre, e brillerà ancora quando il tuo ultimo nipote trapasserà nelle tenebre.

Arkad”, proseguì, “hai imparato bene la lezione. Prima hai imparato a vivere con meno di quanto riuscivi a guadagnare, poi hai imparato a chiedere consigli a chi, per esperienza, aveva la competenza per darteli, e infine hai imparato a far sì che l’oro lavori per te.

Hai insegnato a te stesso come ottenere denaro, come conservarlo e usarlo. Quindi, hai acquisito la competenza necessaria per assumere una posizione di responsabilità. Io sto diventando vecchio. I miei figli pensano solo a spendere e mai a guadagnare. Le mie proprietà sono grandi e io temo di non essere più in grado di seguirle. Se andrai a Nippur a occuparti per me delle mie terre, farò di te il mio socio e condividerai le mie proprietà.

L’occasione è una dea che non perde tempo con chi è impreparato!

«Poi imparate a far lavorare il vostro tesoro per voi. Fatelo diventare il vostro schiavo. Fate in modo che i suoi “figli” e i “figli dei suoi figli” lavorino per voi.

«Non confondete le spese necessarie con i vostri desideri. Tutti voi, con le vostre famiglie, avete più desideri di quanto i vostri risparmi possano soddisfare. Quindi, i vostri guadagni vengono spesi per gratificare questi desideri fin dove vi è possibile. Eppure molti desideri restano non esauditi.«Così come le erbacce crescono in un campo laddove il contadino lascia spazio alle loro radici, allo stesso modo crescono negli uomini i desideri laddove c’è la possibilità che essi vengano gratificati.

«Studiate bene le vostre abitudini: vi sono spesso alcune spese, ormai date per scontate, che possono essere saggiamente ridotte o eliminate. Dovrete impegnarvi ad apprezzare, al cento per cento, il valore di ogni moneta che avrete speso.

«Quindi, incidete sull’argilla ogni cosa per la quale desiderate spendere. Selezionate quelle che sono necessarie e quelle che sono possibili spendendo nove decimi del vostro guadagno. Cancellate il resto e consideratelo come una parte della moltitudine di desideri che devono rimanere insoddisfatti e che non devono essere rimpianti.

«Fate poi il bilancio delle vostre spese necessarie. Non toccate il decimo che sta ingrassando la vostra borsa. Fate in modo che questo sia il vostro grande desiderio che si sta realizzando.

«Questo, quindi, è il secondo rimedio che vi insegno: fate il bilancio delle spese in modo da avere il denaro per pagare quelle più necessarie e per gratificare i desideri più validi, senza spendere più dei nove decimi delle vostre entrate».

Fate in modo che ogni moneta renda, affinché si riproduca come le greggi nel pascolo e vi aiuti a procurarvi la ricchezza che alimenterà costantemente la vostra fortuna».

«Questo, quindi, è il quarto rimedio: proteggete il vostro tesoro dalla perdita, investendo solo dove il vostro capitale è al sicuro, dove possa essere richiesto se lo desiderate, e dove ricaverete dei buoni interessi. Consultate uomini saggi. Procuratevi il consiglio di coloro che sono esperti nella gestione proficua dell’oro. Fate che la loro saggezza protegga il vostro tesoro da un investimento poco sicuro».

«Questo è perciò il sesto rimedio: provvedete in anticipo alle necessità della vostra vecchiaia e alla sicurezza della vostra famiglia».

«I desideri devono essere semplici e precisi. Se fossero troppo numerosi, troppo confusi o al di sopra della capacità dell’uomo che li vuole soddisfare, il loro obiettivo svanirebbe.

Noi mortali siamo mutevoli, anzi, direi più portati a cambiare idea quando siamo nel giusto, piuttosto che quando abbiamo torto. Quando sbagliamo, siamo testardi davvero. Quando siamo nel giusto, siamo pronti a vacillare e a lasciare che l’occasione ci sfugga. Quindi, per proteggermi dalla mia stessa debolezza, preferisco pagare in modo sollecito e salvarmi da eventuali rimpianti in futuro».

«Ed è così anche per i figli degli uomini. Se date loro una scelta, tra l’oro e la saggezza: cosa faranno? Ignoreranno la saggezza e dissiperanno l’oro. Il giorno seguente, si lamenteranno, perché non avranno più oro.

La prima legge dell’oro

L’oro arriva facilmente e in modo crescente a chiunque metta da parte non meno di un decimo dei suoi guadagni per creare un capitale per il suo futuro e per quello della sua famiglia. «Chiunque metta regolarmente da parte un decimo dei suoi guadagni e lo investa con saggezza, creerà un capitale futuro per sé e garantirà alla sua famiglia un avvenire sicuro nel caso gli dei lo chiamassero nel mondo delle tenebre. Questa legge dice anche che l’oro arriva facilmente a colui che si comporta così. Posso confermarlo con la mia vita. Più oro accumulo, più ne ricevo, e in modo crescente. L’oro che risparmio me ne procura dell’altro, e i suoi guadagni danno altri guadagni: ecco come funziona la prima legge».

La seconda legge dell’oro

L’oro lavora diligentemente per il saggio padrone che lo impiega in modo proficuo, moltiplicandosi così come le greggi al pascolo. «L’oro è proprio un ottimo lavoratore, sempre desideroso di moltiplicarsi quando si presenta l’occasione. A chiunque abbia messo da parte dell’oro, si presentano le occasioni per poterlo sfruttare nel modo più proficuo. Con il passare degli anni, esso si moltiplica in modo sorprendente».

La terza legge dell’oro

L’oro è sotto la protezione del padrone previdente che lo investe affidandosi al consiglio di uomini saggi nell’amministrarlo. «L’oro si attacca al proprietario attento, così come fugge dal proprietario sconsiderato. Colui che cerca consiglio da chi è capace di gestire l’oro impara presto a non mettere in pericolo il suo tesoro, ma a tenerlo al sicuro e a vederlo crescere con gioia».

La quarta legge dell’oro

L’oro fugge dall’uomo che lo investe in imprese che non gli sono familiari o che non sono approvate da coloro che sono abili nel suo mantenimento. «All’uomo che possiede l’oro, ma che non è capace di gestirlo, molti modi in cui impiegarlo appaiono particolarmente redditizi. Spesso, però, sono investimenti pericolosi e, se adeguatamente analizzati da chi è più esperto, si rivelano poco promettenti. Quindi, l’inesperto possessore d’oro che si fida del proprio giudizio e lo investe in imprese che non gli sono familiari, molto spesso scopre che il suo giudizio è sbagliato, e paga la sua inesperienza con il suo stesso tesoro. Saggio è colui che investe i suoi tesori dietro il consiglio di chi è più esperto nella gestione dell’oro».

La quinta legge dell’oro

L’oro abbandona l’uomo che lo vuole forzare a guadagni impossibili, che segue i consigli allettanti dei truffatori, o che si fida della propria inesperienza e dei suoi vani desideri di investimento. «Il nuovo possessore d’oro riceverà sempre delle proposte fantasiose ed eccitanti come un’avventura. Queste sembrano dotare il suo tesoro di poteri magici, che gli permetteranno di realizzare guadagni impossibili. Date ascolto ai saggi: essi conoscono davvero i rischi che si nascondono dietro ogni piano che promette grandi e improvvise ricchezze. «Non dimenticate gli uomini ricchi di Ninive, che non avrebbero corso il rischio di perdere il loro capitale, né lo avrebbero impegnato in investimenti non proficui. «Questo conclude la mia storia delle cinque leggi dell’oro. Raccontandovela, vi ho rivelato i segreti del mio stesso successo.

Se desideri aiutare un tuo amico, fallo in modo da non addossarti i suoi problemi. «Non ci avevo pensato. È una morale molto saggia. Non desidero addossarmi i problemi del marito di mia sorella. Ma dimmi, tu che presti denaro a molti: coloro che prendono in prestito, restituiscono i loro debiti?»

«È bene», continuò, «aiutare chi ha dei problemi, è bene aiutare chi è stato colpito dalla sventura. È bene aiutare chi sta cominciando, affinché possa progredire e diventare un buon cittadino. Ma l’aiuto deve essere dato con saggezza, altrimenti, come l’asino del contadino, con il nostro desiderio di aiutare non facciamo altro che addossarci il fardello che appartiene ad un altro.

MEGLIO UN PO’ DI CAUTELA CHE UN GRANDE RIMPIANTO.

Promettimi, ragazzo, se troverai padrone, di lavorare per lui più duramente che puoi. Se non apprezza tutto quello che fai, non importa. Ricorda, il lavoro ben fatto rende bene all’uomo che lo compie. Lo fa diventare un uomo migliore”. Si interruppe all’avvicinarsi di un robusto contadino che ci guardò attentamente. «La vita è ricca di cose piacevoli», commentò Sharru Nada. «Sono felice che il lavoro non sia riservato agli schiavi, perché, se così fosse, io sarei privato di uno dei miei maggiori piaceri. Amo molte cose, ma nessuna può sostituire il lavoro».