
Una delle caratteristiche delle opportunità è che tendono ad entrare di soppiatto dalla porta posteriore. Esse si travestono spesso da inconveniente, o da temporanea sconfitta. Forse è per questo che tanti non sanno riconoscere un’opportunità.
Una delle cause più comuni di insuccesso è l’abitudine di abbandonare la partita quando si incappa in una sconfitta temporanea. Prima o poi capita a tutti di commettere questo errore.
Il compito più impegnativo è insegnare a un collaboratore a fallire intelligentemente.
Dobbiamo abituarlo a sperimentare in continuazione e a fallire in continuazione, finché non sa che cosa funzionerà. “Gli insuccessi non sono altro che tiri di prova”.
Ma cosa accade se non vedete negli eventi della vita delle esperienze profondamente significative? E cosa può fare il giovane o la giovane che non ha ancora neanche dei piccoli fallimenti da analizzare? Come e dove potrà imparare l’arte di convertire le sconfitte nelle pietre miliari di passaggio che portano all’opportunità?
Il successo arride a coloro che hanno la consapevolezza del successo. L’insuccesso punisce coloro che si lasciano intimidire dalla consapevolezza del fallimento.
Un americano chiese ad un cinese quale fosse la caratteristica più singolare degli americani ad averlo colpito. “Ma certo”, rispose, “la strana forma dei vostri occhi!” esclamò lo studente cinese. È tutta questione di prospettiva e di abitudine. La stessa cosa si può dire per le vostre convinzioni in merito a ciò che può realizzare una persona. Se vi siete abituati a vedere la vita unicamente dal vostro punto di vista, potreste commettere l’errore di credere che i vostri limiti siano effettivamente il paradigma dei limiti.
Un metodo per raggiungere il vostro obiettivo economico?
1.Stabilite mentalmente l’esatta quantità di denaro che desiderate. Non basta limitarsi a dire: “Voglio un sacco di soldi”. Definitene l’entità. (C’è una ragione psicologica per questa esigenza di definizione, che verrà spiegata nei capitoli successivi).
2. Decidete esattamente cosa intendete dare in cambio del denaro che desiderate. (Non si può ottenere “qualcosa in cambio di nulla”).
3. Fissate una data precisa entro cui intendete entrare in possesso di quel denaro.
4. Create un piano specifico per realizzare il vostro desiderio e cominciate immediatamente, anche se non siete ancora pronti, a metterlo in azione.
5. Adesso mettetelo per iscritto. Scrivete esattamente qual è la somma che intendete ottenere, indicate l’orizzonte temporale entro cui volete acquisirla, cosa intendete dare in cambio di quel denaro, e descrivete chiaramente il piano attraverso cui pensate di accumularlo.
6.Leggete ad alta voce quel documento riassuntivo, due volte al giorno. Leggetelo prima di andare a dormire alla sera e prima di alzarvi al mattino. E mentre lo leggete, immaginate di essere già in possesso di quei soldi.
Questo viene comunemente insegnato dagli esperti di motivazione con il titolo di “visualizzazione creativa”.
Un desiderio ardente di essere e di fare è il punto di partenza del sognatore. I sogni non nascono dall’indifferenza, dalla pigrizia o dalla mancanza di ambizione.
Quali che siano gli ostacoli che avete di fronte, dovete cominciare a conoscere quella parte della vostra personalità che non conosce ostacoli, che non ammette sconfitte. Coltivate un’amicizia con “l’altra parte” di voi stessi; in questo modo, qualunque cosa facciate, sarete alleati con qualcuno che condivide i vostri obiettivi. Tutta
la filosofia e tutti i consigli sulla persuasione degli altri vi saranno molto più utili se li sperimenterete su voi stessi.
C’è una bella differenza tra desiderare una cosa ed essere pronti a ottenerla. Nessuno è pronto a ottenere una determinata cosa finché non è convinto di poterla acquisire.
Le emozioni della fede, dell’amore e del sesso sono le più potenti tra tutte le grandi emozioni positive. Fede, in questo contesto, vuol dire sicurezza, fiducia in se stessi e convinzione incrollabile di poter realizzare una determinata cosa. E per avere fede in voi stessi, così come la intende Hill, dev’essere coinvolto il subconscio.
Se avete un dubbio assillante in qualche oscuro recesso della vostra mente, o fate solo finta di crederci, l’auto-persuasione non funzionerà perché il subconscio riconoscerà i vostri dubbi. Se non avete una fiducia totale e assoluta nelle vostre capacità, e se non siete convinti al 100%, vuol dire che non avete fede.
Ripetere delle affermazioni è come dare ordini al vostro subconscio, ed è l’unico metodo noto per sviluppare volontariamente l’emozione della fede (intesa come convinzione assoluta di poter fare una determinata cosa).
La teoria motivazionale contemporanea afferma che il subconscio non è in grado di distinguere tra ciò che è reale e ciò che viene immaginato intensamente. Uno degli studi più frequentemente citati a supporto di questo concetto è stato effettuato su un gruppo di cestisti. I giocatori sono stati suddivisi in tre squadre, e i componenti
di ogni squadra sono stati messi alla prova sui tiri liberi. Poi le squadre sono state separate per un certo periodo e hanno ricevuto delle istruzioni per migliorare l’efficacia dei tiri liberi. La prima doveva esercitarsi quotidianamente. La seconda doveva rinunciare ad allenarsi e non pensare neppure al basket. La terza doveva
rinunciare ad allenarsi, ma i singoli giocatori dovevano dedicare il tempo destinato all’allenamento quotidiano alla visualizzazione dei canestri.
Alla fine dell’esperimento le squadre sono state sottoposte a un nuovo test. Quella che non si era allenata evidenziava un calo di performance. Quella che si era allenata mostrava un incremento di performance. E quella che non si era allenata ma aveva visualizzato i canestri evidenziava un incremento di performance quasi identico all’incremento di performance della squadra che aveva continuato ad allenarsi tutti i giorni. Come spiega Hill, potete “ingannare” il vostro subconscio con l’autosuggestione. Se gli instillate persuasivamente un’idea, il vostro
subconscio la accetterà e vi darà seguito come se fosse un fatto concreto. Ma la parola chiave è “persuasivamente”. Se inviate un messaggio al vostro subconscio ma nel fondo della vostra mente continuate a chiedervi se funzionerà, il subconscio recepirà anche quel dubbio. Gli avrete inviato perciò dei messaggi che si
cancellano a vicenda. Ecco perché Hill sottolinea la necessità di credere veramente in quel messaggio. Il vostro subconscio non cercherà di stabilire se è vero o falso, positivo o negativo, ma si limiterà a reagire alla forza dell’input (il grado di emozionalizzazione del pensiero). Dovete assolutamente fare delle emozioni positive le forze dominanti della vostra mente.
La fiducia in voi stessi è uno stato mentale che potete creare con l’autosuggestione.
Siete quello che siete per via dei pensieri dominanti a cui avete consentito di occupare la vostra mente. I pensieri che vi instaurate deliberatamente, che incoraggiate con il favore e con cui mescolate una o più emozioni, costituiscono le forze motivanti che indirizzano e controllano tutte le vostre mosse e tutte le vostre azioni.
Siete quello che siete per via dei pensieri dominanti a cui avete permesso di occupare la vostra mente. Se lo volete, potete eliminare ogni influenza negativa dal vostro passato e costruire la vostra vita come volete che sia.
Il subconscio non distingue tra impulsi intellettuali costruttivi e distruttivi. Lavora con il materiale che gli abbiamo fornito attraverso i nostri pensieri. Traduce in realtà un pensiero ispirato dalla paura con la stessa immediatezza con cui traduce in realtà un pensiero ispirato dal coraggio o dalla fede.
Non sempre le battaglie della vita le vince il più forte o il più veloce, prima o poi chi vince è colui che pensa di potercela fare.
Un’idea che merita fiducia, deve diventare piano e poi determinazione e persistenza
“Autosuggestione” è una parola con cui si designano tutte le suggestioni e tutti gli stimoli autosomministrati che pervengono alla vostra mente attraverso i cinque sensi. È il mezzo di comunicazione tra quella parte della mente in cui opera il pensiero conscio e quella parte in cui opera il subconscio. Attraverso i pensieri dominanti (positivi o negativi) che conservate nella parte conscia della vostra mente, il principio dell’autosuggestione raggiunge il subconscio e lo influenza con quei pensieri.
L’autosuggestione è il mezzo con cui potreste fornire al vostro subconscio dei pensieri creativi oppure, non praticandola, permettere a dei pensieri di natura distruttiva di intrufolarsi in questo ricco giardino della mente.
Non ci sono dubbi sull’esistenza delle condizioni che in psicologia vanno sotto il nome di fissazioni, fobie e comportamenti compulsivi. Queste condizioni si creano quando un bambino ha appreso una determinata cosa in maniera così dolorosa o drammatica che quell’esperienza si è profondamente radicata nel suo subconscio. Poi, man mano che cresce e la parte conscia della sua mente impara a interpretare in maniera adulta quelle informazioni, l’inconscio ne conserva l’interpretazione infantile. Il risultato è una fissazione, una fobia o un comportamento compulsivo che induce una risposta le cui radici affondano nell’infanzia, e che non ha senso
logico per il conscio dell’adulto. Questo perché non viene dal conscio. Viene da quella convinzione radicata nel subconscio che è stata talmente caricata di valenze emotive da prevalere sulla razionalità dell’adulto.
Molti filosofi hanno affermato che l’uomo è il padrone del proprio destino, ma la maggior parte di loro si è ben guardata dallo spiegare perché. L’uomo può diventare il padrone di se stesso, e del proprio ambiente, quando è in grado di influenzare il suo subconscio.
La conoscenza non attrae il denaro, se non viene organizzata e diretta attraverso dei piani pratici finalizzati specificamente all’accumulo di denaro. La mancata comprensione di questo fatto ha indotto in confusione milioni di persone, che credono al detto “sapere è potere”. Non c’è nulla di più falso! Il sapere è potere solo a
livello potenziale. Diventa potere effettivo solo quando, e solo se, è organizzato in piani d’azione ben definiti e rivolti a uno scopo ben preciso.
Si può definire colto chi sa dove procurarsi le conoscenze quando ne ha bisogno, e come organizzarle in piani d’azione ben definiti.
Le conoscenze sono prive di valore, eccezion fatta per ciò che si può ottenere dalla loro applicazione a un fine meritevole.
Le persone di successo non smettono mai di acquisire competenze specialistiche legate al loro fine esistenziale, alla loro attività economica o alla loro professione. Chi non ha successo commette di solito l’errore di credere che il periodo di acquisizione delle conoscenze si concluda con la fine degli studi. La verità è che la scuola vi
insegna tutt’al più come acquisire delle conoscenze pratiche.
Quella promozione lo mise già in condizione di vedere ulteriori opportunità. E lo mise anche in una posizione in cui le opportunità potevano vedere lui.
Dietro tutte le idee c’è una conoscenza specialistica. Ma ricordatevi che le conoscenze specialistiche sono più abbondanti e più facili da acquisire dell’immaginazione. Ecco perché ci saranno sempre più opportunità per chi è in grado di aiutare uomini e donne a vendere i loro servizi personali. Capacità vuol dire immaginazione – l’unica
qualità necessaria per combinare conoscenze specialistiche e idee in modo da creare dei piani organizzati che produrranno ricchezza.
Immaginazione sintetizzata. Con questa facoltà organizzate vecchi concetti, vecchie idee o vecchi piani in nuove combinazioni.
Clement Stone ha definito il processo “formula R2A2” – Riconoscere e Ricollegare, Assimilare e Applicare. Se seguirete questa formula per tutto ciò che vedete, udite, pensate e sperimentate, avrete a disposizione un nuovo modo di vedere la realtà. E potrete realizzare delle imprese che gli altri ritengono impossibili.
Napoleon Hill dice che l’immaginazione è come un muscolo che si può irrobustire con l’utilizzo.
Se siete tra coloro che credono che il duro lavoro e l’onestà bastino a garantire la ricchezza, potete scordarvelo!
Mestral scoprì che quando si tesseva sotto i raggi infrarossi il nylon, formava dei piccoli uncini. Visto che ormai si poteva produrre economicamente, bisognava solo dargli un nome. Un lato era lanuginoso come il velluto (velvet in inglese) e l’altro era coperto di uncini (crochet in francese). Dall’unione delle prime sillabe delle due
parole, “vel” e “cro”, combinata con l’immaginazione, nacque il nome commerciale Velcro, e il montanaro svizzero diventò un magnate dell’industria.
La storia di quasi tutte le grandi fortune inizia il giorno in cui un creatore di idee e un venditore di idee si incontrano e si mettono a collaborare in armonia. Carnegie si circondava di uomini che erano in grado di fare quello che lui non era in grado di fare, uomini che creavano idee e uomini che le mettevano in pratica, e fu la sua capacità di scegliere i collaboratori a renderlo enormemente ricco.
Avete imparato che tutto ciò che creiamo o acquisiamo nasce sotto forma di desiderio. Nella prima parte del suo percorso di trasformazione da astratto in concreto, il desiderio entra nel laboratorio dell’immaginazione, dove si
creano e si organizzano dei piani per la sua transizione.
Dovete avere il vantaggio dell’esperienza, dell’istruzione, dell’abilità innata e dell’immaginazione di altre menti. È quello che hanno fatto tutti coloro che hanno accumulato una grande fortuna.
Nessun sostenitore di questa filosofia può aspettarsi ragionevolmente di accumulare una fortuna senza conoscere qualche “sconfitta temporanea”.
Il rinunciatario non vince mai – e il vincitore non rinuncia mai.
Non c’è nulla di negativo nell’essere un follower. Per contro, non è un merito rimanerlo. Quasi tutti i grandi leader hanno esordito da follower. Sono diventati grandi leader perché erano dei follower intelligenti. Con pochissime eccezioni, colui o colei che non è in grado di seguire intelligentemente un leader non può diventare
un leader efficiente. Chi è in grado di seguire con la massima efficienza un leader riesce quasi sempre ad accedere alla leadership in tempi brevissimi. Il follower intelligente ha molti vantaggi, tra cui la possibilità di acquisire conoscenze dal leader.
Ecco i fattori più importanti della leadership:
1. Estremo coraggio, basato sulla profonda conoscenza di voi stessi e del vostro lavoro. Nessun follower vuole essere dominato da un leader che manca di fiducia in se stesso e di coraggio. Nessun collaboratore intelligente si lascerà mai dominare
a lungo da un leader di questo tipo.
2. Autocontrollo. Chi non è in grado di controllare se stesso non è neppure in
grado di controllare gli altri. L’autocontrollo dà l’esempio ai follower, i più intelligenti dei quali lo emuleranno.
3. Profondo senso della giustizia. Senza uno spirito di correttezza e di giustizia, nessun leader può ottenere e conservare il rispetto dei collaboratori.
4. Grande determinazione. Coloro che tentennano nelle decisioni
dimostrano di non essere sicuri di se stessi, e quindi non possono guidare efficacemente gli altri.
5. Definizione dei piani. I leader di successo devono pianificare il proprio lavoro, e mettere in atto i loro piani. I leader che si muovono a tentoni, senza avere dei piani pratici e definiti, si possono paragonare a una nave priva di timone. Prima o poi finiranno sugli scogli.
6. Abitudine a fare più del proprio dovere. Un lato negativo della leadership è
la necessità di essere disposti a fare più di quello che si chiede ai sottoposti.
7. Personalità gradevole. La leadership si basa sul rispetto. I collaboratori non rispetteranno il leader che non dimostra una personalità gradevole sotto tutti gli aspetti.
8. Empatia e comprensione. I leader di successo devono avere un rapporto di
empatia con i loro sottoposti. Inoltre devono comprenderne il carattere e i problemi.
9. Padronanza dei dettagli. La leadership efficace presuppone la padronanza dei dettagli del proprio lavoro.
10. Disponibilità ad assumersi tutta la responsabilità. I leader di successo devono essere disposti ad assumersi la responsabilità per gli errori e i limiti dei loro sottoposti. Se un leader tenta di scaricare questa responsabilità, non rimarrà un leader. Se uno dei vostri dipendenti commette un errore o si dimostra incompetente, dovete accettare l’idea che sia colpa vostra.
11. Cooperazione. Il leader di successo deve comprendere e applicare il principio dello sforzo cooperativo ed essere in grado di indurre i follower a fare la stessa cosa. La leadership si basa sul potere, e il potere si basa sulla
cooperazione.
Esaminiamo ora i limiti principali dei leader che falliscono.
Sapere cosa non fare è essenziale come sapere cosa fare.
1. Incapacità di organizzare i dettagli. La leadership efficiente richiede la capacità di organizzare e padroneggiare i dettagli. Nessun leader degno di questo nome è
mai “troppo occupato” per fare tutto ciò che rientra nelle sue capacità “istituzionali”. Quale che sia il vostro ruolo, quando ammettete di “essere troppo occupati” per modificare i vostri piani, o per occuparvi di qualunque emergenza, non fate altro che ammettere la vostra inefficienza. Il leader di successo deve padroneggiare tutti i
dettagli relativi alla posizione. Ciò significa, naturalmente, che dovete abituarvi a delegare alcuni compiti a dei luogotenenti affidabili.
2. Indisponibilità a svolgere dei lavori umili. I veri grandi leader sono disposti, quando la situazione lo richiede, a svolgere qualunque tipo di lavoro che normalmente affiderebbero a qualcun altro. “Il più grande tra voi sarà il servitore di tutti” è una verità che tutti i leader degni di questo nome osservano e
rispettano.
3. Aspettativa di ricompensa per ciò che “sanno”, anziché per l’uso che fanno di quelle conoscenze. Il mondo non vi paga per quello che sapete, o per quello che fate fare agli altri.
4. Paura della concorrenza dei collaboratori. I leader che temono di vedersi portar via il posto da uno dei loro collaboratori possono dare per certo che prima o poi accadrà. I bravi leader addestrano dei “vice” a cui possono affidare tutti i compiti
operativi. Solo così possono moltiplicarsi, e mobilitarsi contestualmente su più fronti. È scontato che i leader vengano pagati più per la capacità di far lavorare gli altri che per i loro sforzi. Il leader efficiente potrebbe aumentare grandemente l’efficienza dei collaboratori attraverso la conoscenza del lavoro e una personalità magnetica, inducendoli a dare un servizio migliore di quello che potrebbero fornire senza la sua guida.
5. Mancanza di immaginazione. Senza immaginazione, il leader non è in grado di rispondere alle emergenze o di sviluppare dei piani con cui guidare efficientemente i collaboratori.
6. Egoismo. I leader che si prendono tutti i meriti del lavoro svolto dai dipendenti possono contare sul proprio risentimento. Il grande leader non si prende
alcun merito. I grandi leader si accontentano di veder premiati i collaboratori perché sanno che la maggior parte delle persone è più sensibile all’encomio e all’apprezzamento che al solo denaro.
7. Intemperanza. I collaboratori non rispettano un leader intemperante. Inoltre, l’intemperanza, in qualunque forma, toglie le energie a coloro che vi indulgono.
8. Slealtà. Questa voce avrebbe forse dovuto andare in cima all’elenco. I
leader che mancano di lealtà nei confronti del proprio dovere, dei propri capi e dei propri collaboratori, non possono conservare a lungo quel ruolo. La slealtà vi dà il marchio indelebile dell’infamia e vi procura un meritato disprezzo. La mancanza di lealtà è una delle cause principali di insuccesso in tutti i campi della vita.
9. Enfasi sull’“autorità” della leadership. Il leader efficiente esercita il suo ruolo con l’incoraggiamento, e non insinuando la paura nel cuore dei collaboratori. I leader che cercano di spaventare i dipendenti con la loro “autorità” si impongono con la forza. Se siete dei veri leader, non avrete alcun bisogno di pubblicizzare questo
fatto. Lo si vede chiaramente nella vostra condotta – che dimostra empatia, comprensione, correttezza e competenza.
10. Enfasi sul titolo. I leader competenti non hanno bisogno di alcun “titolo” per ottenere il rispetto
dei follower. I leader che fanno pesare eccessivamente il proprio titolo non hanno quasi mai altri pregi da far valere. Un vero leader è a disposizione di tutti, e rifugge dai formalismi e dall’ostentazione
Quelle che ho appena elencato sono alcune tra le cause più comuni di insuccesso nella leadership. Ne basta una sola per avere insuccesso. Studiate
attentamente questo elenco se aspirate alla leadership, e assicuratevi di non cadere in questi errori.
Questo esercizio di autovalutazione vi aiuterà a scoprire quante di queste cause si frappongono tra voi e il successo.
1. Predisposizione ereditaria sfavorevole. Si può fare ben poco per coloro che sono nati con una capacità intellettuale deficitaria. È l’unica delle trentuno cause di successo che non può essere emendata facilmente. La mia filosofia può offrire solo un metodo per ovviare a questa debolezza: ricorrere all’aiuto del Master Mind.
2. Mancanza di uno scopo ben preciso nella vita. Non c’è speranza di successo per chi non ha un obiettivo ben definito a cui mirare nella vita. Il 98% di coloro che ho studiato non aveva questo scopo prioritario, la cui mancanza è stata probabilmente la causa principale del loro insuccesso.
3. Mancanza di ambizione. Non posso dare speranze a coloro che sono così indifferenti da non voler migliorare nella vita, e non sono disposti a
pagarne il prezzo.
4. Istruzione insufficiente. Questo è un handicap che si può superare con relativa facilità. L’esperienza ha dimostrato che le persone più colte sono quelle che si sono fatte da sé o gli autodidatti. Non basta la laurea per fare di voi delle persone colte. Chiunque abbia studiato ha imparato a ottenere tutto ciò che vuole nella vita senza violare i diritti degli altri. La cultura non è fatta tanto di conoscenze, quanto di conoscenze applicate efficacemente e persistentemente. Non siete pagati solo per ciò che sapete, ma anche e soprattutto per come utilizzate quelle conoscenze.
5. Mancanza di autodisciplina. La disciplina viene dall’autocontrollo.
Significa che dovete mettere sotto controllo tutte le caratteristiche negative. Prima di poter controllare le condizioni esterne, dovete controllare voi stessi. L’autodisciplina è il compito più difficile che possiate mai
affrontare. Se non conquistate voi stessi, verrete conquistati da voi stessi. Guardandovi allo specchio, potete vedere sia il vostro migliore amico sia il vostro peggior nemico.
6. Cattiva salute. Nessuno può ottenere un successo eccezionale se non gode di buona salute. Molte cause di malattia si possono mettere sotto controllo.
Ecco le principali: • Consumo eccessivo di alimenti insalubri. • Abitudine a pensare in negativo. • Uso improprio e smodato del sesso. • Mancanza di esercizio fisico. • Attività respiratoria insufficiente.
7. Influenze ambientali sfavorevoli durante l’infanzia. “Se il fusto è inclinato, l’albero crescerà storto”. Quasi tutti coloro che hanno tendenze criminali, le acquisiscono frequentando un ambiente malsano e delle cattive compagnie nell’infanzia onella giovinezza.
8. Procrastinazione. È una delle cause più comuni di insuccesso. La tendenza a procrastinare segue come un’ombra gli esseri umani in attesa di sfruttare le opportunità di successo. La maggior parte di noi passa da un insuccesso all’altro perché aspetta che “venga il momento giusto” per mettersi a fare qualcosa di
importante. Non aspettate. Il “momento giusto” non arriverà mai. Partite da dove siete, lavorate con gli strumenti che avete a disposizione, e ne acquisirete di migliori man mano che procedete.
9. Mancanza di perseveranza. In genere siamo più bravi ad avviare che a concludere le nostre iniziative. Le persone tendono ad abbandonare la partita al primo segnale di sconfitta. Chi fa della perseveranza la sua parola d’ordine scopre che alla fine
“l’insuccesso” si stanca e leva le tende. Non è in grado di reggere alla perseveranza.
10. Personalità negativa. Non c’è speranza di successo per chi respinge gli altri attraverso una personalità negativa. Il successo viene dall’applicazione del potere, e il potere si raggiunge attraverso gli sforzi cooperativi di altre persone. Una
personalità negativa non può promuovere la collaborazione.
11. Incapacità di controllare il desiderio sessuale.
L’energia sessuale è lo stimolo più potente in assoluto. Proprio per questo, se viene controllata può essere indirizzata su altri canali creativi.
12. Desiderio irrefrenabile di “ottenere qualcosa in cambio di nulla”. L’istinto
speculativo conduce al fallimento milioni di persone. Lo abbiamo visto in occasione del crollo borsistico del 1929, quando milioni di persone hanno cercato di guadagnare speculando sui prezzi delle azioni. COMMENTO
Per coloro che non hanno familiarità con il mercato azionario e con le operazioni “a margine”, ecco una spiegazione semplificata del crack che travolse la Borsa nel 1929. Bisogna capire anzitutto che prima della Grande Depressione c’era un diffuso ottimismo sull’espansione dell’economia. Le imprese andavano a gonfie vele e gli investitori accumulavano delle fortune quasi da un giorno all’altro. Quando l’uomo della strada si è reso conto degli enormi guadagni che si stavano creando, ha voluto partecipare alla festa. E aveva a disposizione una soluzione agevole. Anche chi non aveva abbastanza soldi per acquistare azioni poteva farlo, perché i broker
consentivano ai clienti di acquistarle “a margine” – limitandosi a versare un anticipo. Ma il contratto stabiliva che quando i broker esigevano il rientro, cosa che potevano fare in qualunque momento, i clienti dovevano versare immediatamente la differenza sul prezzo di acquisto originario. Ecco perché Hill parlava di “gioco
d’azzardo” con riferimento al mercato azionario. L’uomo della strada non investiva nel capitale delle imprese; scommetteva semplicemente sull’incremento di valore del titolo. La sua idea era mettere assieme abbastanza soldi per pagare l’anticipo, che era una percentuale minima del prezzo. Poi, quando il prezzo delle azioni saliva,
vendeva il titolo procurandosi una somma più che sufficiente a versare la differenza al broker e a realizzare un profitto. Questo schema ha funzionato bene finché i prezzi delle azioni hanno continuato ad aumentare. Ma quando il mercato azionario è crollato, i broker hanno preteso il rientro, e gli speculatori che avevano acquistato
dei prezzi che in realtà non potevano sostenere hanno scoperto improvvisamente di essere senza soldi. Ecco perché tanti comuni cittadini si sono rovinati col tracollo del ’29: avevano scommesso dei soldi che non avevano, acquistando azioni a margine col prestito della leva finanziaria.
13. Mancanza di potere decisionale. Le persone di successo raggiungono prontamente le decisioni e le rivedono molto lentamente. Le persone di
insuccesso raggiungono molto lentamente le decisioni e le rivedono frequentemente e rapidamente.
L’indecisione e la procrastinazione sono gemelle. Quando c’è l’una, di solito c’è anche l’altra. Eliminate questa coppia pericolosa prima che vi leghi mani e piedi alla ruota dell’insuccesso.
14. Una o più delle sei grandi paure (della miseria, delle critiche, della malattia, della perdita dell’amore, della vecchiaia e della morte). Troverete un’analisi approfondita di queste sei grandi paure nell’ultimo capitolo. Dovete padroneggiarle prima di poter
vendere efficacemente i vostri servizi.
15. Scelta sbagliata del coniuge. Costituisce una delle cause più comuni di
insuccesso. Il rapporto matrimoniale crea un vincolo molto stretto. Se non è un rapporto armonioso, il fallimento diventa probabile. Ed è una forma di fallimento che distrugge l’ambizione.
16. Eccesso di cautela. Chi non rischia finisce quasi sempre per prendere ciò che rimane quando gli altri hanno già scelto. L’eccesso di cautela è negativo quanto la mancanza di cautela. Sono due estremi da cui guardarsi. La vita è dominata dal caso.
17. Scelta sbagliata dei collaboratori. È una delle cause più diffuse di insuccesso negli affari. Nella commercializzazione dei vostri servizi personali, dovreste usare la massima cura per selezionare un datore di lavoro intelligente, di successo e in grado di ispirarvi. Noi emuliamo le persone con cui siamo più a contatto. Selezionate un datore di lavoro che meriti l’emulazione.
18. Superstizione e pregiudizio. La superstizione è una forma di paura. È anche un segno di ignoranza. Le persone di successo tengono la mente aperta e non hanno
paura di nulla.
19. Scelta erronea della vocazione professionale. Non potete avere un successo straordinario in un lavoro che non vi piace. La fase più essenziale nella commercializzazione dei servizi personali è la scelta di un’occupazione in cui potete immergervi totalmente. Anche se il bisogno di denaro o le circostanze potrebbero
indurvi a fare per un certo periodo un lavoro che non vi piace, nessuno può impedirvi di sviluppare dei piani per trasformare in realtà l’obiettivo della vostra vita. COMMENTO Quasi tutti gli esperti contemporanei concordano con l’affermazione di Napoleon Hill secondo cui trovare il lavoro che amate sarebbe fondamentale per ottenere un successo realmente gratificante.
20. Mancata concentrazione dello sforzo. Chi sa far tutto non sa far niente.
Concentrate tutti i vostri sforzi su un solo obiettivo ben definito.
21. Abitudine alla spesa indiscriminata. Non potete avere successo se temete eternamente la povertà. Abituatevi a risparmiare sistematicamente mettendo da
parte una percentuale prestabilita del vostro reddito. La somma che avete depositato in banca è una solida base di incoraggiamento quando dovete negoziare la vendita di servizi personali. Se non avete da parte dei soldi, dovete accettare ciò che vi offrono, ed esserne grati.
22. Mancanza di entusiasmo. Senza entusiasmo non potete essere convincenti. Inoltre, l’entusiasmo è contagioso, e chi lo possiede (senza eccedere) è generalmente ben accolto in qualunque gruppo.
23. Intolleranza. Chi ha vedute ristrette difficilmente va avanti nella vita.
L’intollerante ha smesso di acquisire nuove conoscenze. Le forme più dannose di intolleranza sono quelle legate alle differenze religiose, razziali e politiche.
24. Intemperanza. Le forme più dannose di intemperanza sono
legate agli eccessi alimentari, all’alcol, alle droghe e alle attività sessuali. Una smodata attrazione per queste cose può pregiudicare il successo.
25. Incapacità di cooperare con gli altri. Si perdono più posizioni, e più occasioni nella vita, per questo difetto che per tutte le altre ragioni messe assieme. È un limite che nessun manager o leader competente sarà disposto a tollerare.
26. Possesso di un potere che non è stato acquisito con il merito personale (come nel caso dei figli di genitori ricchi e di chi eredita dei soldi senza averli guadagnati). Il
potere detenuto da chi non l’ha acquisito gradualmente è spesso fatale per il successo. La ricchezza accumulata in fretta è più pericolosa della miseria.
27. Disonestà intenzionale. Non c’è nulla che possa sostituire l’onestà.
Potete essere temporaneamente disonesti, a causa di circostanze su cui non avete alcun controllo, senza creare danni permanenti. Ma non avete speranze se siete disonesti per scelta. Prima o poi le vostre azioni verranno scoperte e la pagherete con la perdita della reputazione, e forse anche della libertà.
28. Egocentrismo e vanità. Queste caratteristiche sono delle “spie rosse” che inducono il prossimo a tenersi alla larga. Sono fatali per il successo.
29. Tendenza ad affidarsi all’istinto, anziché alla riflessione. Molti sono troppo indifferenti o troppo pigri per procurarsi dei dati su cui riflettere a fondo. Preferiscono agire in base a “opinioni” che derivano da congetture o da giudizi superficiali.
30. Mancanza di capitale. È una causa comune di insuccesso per chi si mette
in affari per la prima volta. Dovete avere un capitale sufficiente ad assorbire l’effetto negativo dei vostri errori e a continuare a operare finché non vi sarete costruiti una reputazione.
31. Inserite qui una causa specifica di insuccesso di cui avete risentito e che non è stata menzionata in precedenza. In questo elenco delle trentuno cause principali di insuccesso rientrano quasi tutte le possibili tipologie. Dovreste chiedere a una persona che vi conosce bene di scorrere l’elenco insieme a voi e di aiutarvi ad autoanalizzarvi rispetto a ogni singola causa.
Quasi nessuno è in grado di vedersi con la stessa obiettività con cui lo vedono gli altri. Potrebbe essere anche il vostro caso.
Una cosa è volere dei soldi – tutti vogliono guadagnare di più – e un’altra cosa è valere di più. Molti scambiano i propri desideri per delle pretese legittime. Le vostre richieste finanziarie non hanno nulla a che fare con il vostro valore, che è determinato interamente dalla capacità di rendere un servizio utile o dalla capacità di indurre altre persone a rendere un servizio utile.
Questionario per l’autoanalisi
1. Ho raggiunto l’obiettivo che mi prefiggevo per quest’anno? (Dovreste darvi un
obiettivo annuo ben preciso da realizzare nell’ambito dell’obiettivo esistenziale).
2. Ho fornito un servizio della miglior qualità possibile in base alle mie capacità, o avrei potuto migliorare in qualcosa?
3. Ho fornito un servizio della massima quantità possibile in base alle mie capacità?
4. Lo spirito che ispirava la mia condotta è sempre stato armonioso e cooperativo?
5. Ho permesso all’abitudine di procrastinare di ridurre la mia efficienza
e, se sì, in quale misura?
6. Ho migliorato la mia personalità e, se sì, sotto quali aspetti?
7. Ho perseverato nel portare avanti i miei piani fino alla completa realizzazione?
8. Ho sempre raggiunto le decisioni velocemente e definitivamente?
9. Ho permesso a qualcuna delle sei grandi paure di ridurre la mia efficienza?
10. Ho ecceduto in cautela o in mancanza di cautela?
11. Il rapporto con i miei collaboratori è stato piacevole o spiacevole? Se è
stato spiacevole, era colpa mia?
12. Ho dissipato le energie per mancanza di concentrazione nello sforzo?
13.Sono stato disponibile e tollerante su tutto?
14. Sotto quali aspetti ho migliorato la mia capacità di rendere il servizio?
15. Sono stato intemperante nelle mie abitudini personali?
16. Ho espresso, apertamente o segretamente, qualche forma di egocentrismo?
17. Il mio comportamento nei confronti dei collaboratori li ha indotti a rispettarmi?
18. Le mie opinioni e le mie decisioni si basavano sulle congetture, o su un’analisi e una riflessione accurata?
19. Ho seguito l’abitudine di fare un budget del mio tempo, delle mie spese e del mio
reddito, e sono stato conservativo in questi budget?
20. Quanto tempo ho dedicato a uno sforzo improduttivo, anziché impiegarlo più proficuamente?
21. Come posso riprogrammare il mio tempo e modificare le mie abitudini in modo da diventare più efficiente l’anno prossimo?
22. Ho adottato qualche comportamento che la mia coscienza non approvava?
23. Con quali modalità ho reso un servizio quantitativamente maggiore e
qualitativamente migliore rispetto allo standard per cui vengo pagato?
24. Sono stato scorretto con qualcuno e, se sì, in che modo?
25. Se fossi stato l’acquirente dei miei servizi, sarei soddisfatto del mio acquisto?
6. Sto seguendo la mia vocazione professionale e, se no, perché?
27. L’acquirente dei miei servizi è rimasto soddisfatto del servizio che ho reso e, se no, perché?
28. Che voto mi posso dare sui princìpi fondamentali del successo?
(Giudicatevi correttamente e onestamente, e sottoponete la vostra autovalutazione a qualcuno che abbia il coraggio di valutarla criticamente).
Il capitale non è composto solo da soldi, ma anche da gruppi intelligenti e altamente organizzati di individui che pianificano modi e mezzi per usare efficientemente il denaro a beneficio della collettività, oltre che per trarne un profitto.
In poche parole, i capitalisti sono il cervello della civiltà perché mettono a disposizione il tessuto complessivo su cui si fondano il sistema educativo, il sapere tecnico-professionale e il progresso umano. Il denaro non accompagnato dal sapere è sempre pericoloso. Se usato correttamente, è lo strumento più importante per lo
sviluppo della civiltà.
L’analisi da me condotta su varie centinaia di persone che avevano accumulato delle fortune molto superiori al milione di dollari ha rivelato che ognuna di loro aveva l’abitudine di prendere decisioni prontamente, e di modificarle lentamente.
Coloro che non riescono ad accumulare dei patrimoni, senza eccezioni, hanno l’abitudine di prendere decisioni – ammesso che le prendano – molto lentamente, e di modificarle rapidamente e spesso.
L’ostinazione è preferibile alla lentezza nel raggiungere le decisioni, accompagnata dalla rapidità nel modificarle. Le opinioni sono il bene più economico del mondo. Ognuno ha tutta una serie di opinioni da spiattellare a chiunque sia disposto ad ascoltarlo. Se vi lasciate influenzare dalle opinioni altrui, non avrete nessun desiderio che sia veramente vostro.
Migliaia di uomini e donne si portano dietro per tutta la vita un complesso di inferiorità solo perché qualcuno senza volerlo, ne ha azzerato l’autostima con opinioni o prese in giro. È tipico di chi ha conoscenze superficiali tentare di apparire molto sapiente. Di solito queste persone parlano troppo e ascoltano troppo poco.
Ricordate che tutte le volte che aprite la bocca in presenza di una persona competente, rivelate involontariamente quello che sapete o quello che non sapete! La vera saggezza si manifesta attraverso la modestia e il silenzio.
Una delle nostre prime decisioni dovrebbe essere quella di tenere la bocca chiusa e di aprire bene gli occhi e le orecchie.
“Dite al mondo cosa intendete fare, ma prima datene una dimostrazione concreta”.
Forza di volontà e desiderio, quando si combinano correttamente, formano una coppia irresistibile.
Non c’è nessuna connotazione eroica nella parola perseveranza, ma la perseveranza fa per il vostro carattere ciò che il carbonio fa per il ferro: lo irrobustisce trasformandolo in acciaio. Il punto di partenza di tutte le realizzazioni è il desiderio. Tenetelo sempre ben presente.
I desideri deboli producono risultati deboli, così come un fuoco basso produce poco calore.
Così come il denaro viene attirato da coloro che si sono deliberatamente concentrati su di esso, la povertà viene attirata da coloro che sono psicologicamente predisposti a essa.
“Ogni insuccesso porta con sé il seme di un vantaggio equivalente”.
Fate “l’inventario della perseveranza” La perseveranza è una condizione psicologica, perciò si può coltivare. Come tutte le condizioni psicologiche, anche la perseveranza si basa su una serie di fattori, tra cui i seguenti:
•Finalità ben definita. Sapere quello che volete è il primo passo, e il più importante, verso lo sviluppo della perseveranza. Una forte motivazione vi costringerà a superare le difficoltà.
• Desiderio. È relativamente facile acquisire e mantenere la perseveranza nel perseguimento dell’oggetto di un intenso desiderio.
• Fiducia nei propri mezzi. La ferma convinzione di essere in grado di realizzare un piano vi incoraggia a portarlo avanti con perseveranza. (La fiducia in se stessi si può sviluppare attraverso il principio descritto sull’autosuggestione).
• Definizione dei piani. I piani organizzati, anche quelli che potrebbero rivelarsi deboli o poco praticabili, promuovono la perseveranza.
• Conoscenze approfondite. Sapere che i vostri piani sono validi, in quanto si basano sull’esperienza e sull’osservazione, incoraggia la perseveranza; “congetturare”, invece di “sapere”, distrugge la perseveranza.
• Cooperazione. Empatia, comprensione e cooperazione con gli altri
tendono a promuovere la perseveranza.
• Forza di volontà. L’abitudine di concentrare i pensieri sulla formulazione di piani per conseguire il vostro scopo definito induce perseveranza.
• Abitudine. La perseveranza è diretta conseguenza dell’abitudine. La mente assorbe e recepisce le esperienze quotidiane con cui si alimenta.
La paura, il peggiore di tutti i nemici, si può superare obbligandosi ad agire con coraggio. Lo sanno tutti coloro che sono andati in guerra.
Questi sono i punti deboli che vanno emendati da chiunque voglia veramente accumulare ricchezze:
1.Incapacità di stabilire e definire esattamente quello che volete.
2. Tendenza alla procrastinazione, con o senza una causa specifica. (Sostenuta di solito da un lungo elenco di alibi e di scuse).
3. Mancanza di interesse all’acquisizione di conoscenze specifiche.
4. Indecisione, e abitudine a “scaricare il barile”, anziché affrontare con decisione i problemi. (Sostenuta anch’essa da alibi e scuse).
5. Abitudine a cercare delle scuse anziché formulare piani definiti per risolvere i vostri problemi.
6. Autoappagamento. Non c’è rimedio a questo difetto, e non ci sono speranze per chi ne soffre.
7. Indifferenza, che si riflette di solito nella tendenza a ricercare il compromesso anziché affrontare e sconfiggere l’opposizione.
8. Abitudine a dare agli altri la colpa dei vostri errori, e a considerare ineluttabili gli eventi.
9. Debolezza del desiderio per la mancata scelta di motivazioni in grado di spingervi all’azione.
10. Disponibilità ad arrendersi al primo segnale di sconfitta. (In base a una o più
delle sei grandi paure).
11. Mancanza di piani organizzati e messi per iscritto allo scopo di analizzarli.
12. Abitudine a non dare seguito alle idee con le azioni, o a non cogliere l’opportunità quando si presenta.
13.Desiderare anziché volere.
14. Abitudine a tollerare la povertà anziché aspirare alla ricchezza. Mancanza
generale di ambizione a essere, a fare o a possedere.
15. Ricerca di tutte le possibili scorciatoie per la ricchezza, nel tentativo di ottenerla senza dare una contropartita adeguata. Si riflette di solito nell’abitudine al gioco
d’azzardo, o nel tentativo di concludere accordi truffaldini.
16. Paura delle critiche, che si traduce nell’incapacità di sviluppare piani adeguati e di metterli in pratica, per via di ciò che potrebbero pensare, dire o fare gli altri. È
uno dei nemici più pericolosi, perché si annida spesso nel subconscio senza neppure che ve ne rendiate conto.
Il dovere non vi impone di rinunciare alle vostre ambizioni personali e al diritto di vivere la vita che vorreste.
Anni dopo, una volta analizzate migliaia di persone, ho scoperto che la maggior parte delle idee nasce morta. Per crescere, le idee devono ricevere il soffio della vita attraverso dei piani definiti da realizzare immediatamente. Il momento giusto per coltivare un’idea è quello della sua nascita. Ogni minuto di vita in più le dà maggiori
probabilità di sopravvivenza. La paura delle critiche è ciò che uccide la maggior parte delle idee che non arriva mai alle fasi di pianificazione e di azione.
E, consapevolmente o meno, i fortunati intraprendono azioni specifiche per “propiziare” la buona sorte. Potete influenzare le opportunità in due modi: dovete mettervi intenzionalmente sulla strada della fortuna, e dovete fare in modo che gli altri vogliano aiutarvi – perché sono convinti che meritate il loro aiuto. Se avete fatto sapere al mondo di essere pronti per una buona opportunità, la fortuna dipende sostanzialmente dalla presenza di persone che “vi aprono delle porte”.
Uno dei modi più efficaci per sensibilizzare positivamente i custodi è comportarsi da persone fortunate. Se agite da perdenti, la gente vi appiccicherà l’etichetta dei perdenti. Se vi ritenete fortunati, sarà più facile per gli altri considerarvi tali. E se siete considerati fortunati, avrete più opportunità, anche perché gli altri sperano che un po’ della vostra fortuna si riversi su di loro.
Questo è il segreto più importante delle persone fortunate: sanno che se appaiono tali, troveranno più gente disposta ad aiutarle.
La ricchezza non risponde ai desideri. Risponde solo a dei piani ben definiti, sostenuti da desideri altrettanto definiti, attraverso la perseveranza.
Come sviluppare la perseveranza? Basta seguire quattro semplici fasi per sviluppare l’abitudine alla perseveranza.
Queste fasi non richiedono una particolare intelligenza, un livello di istruzione particolarmente elevato, e un investimento minimo di tempo o di energia. Queste fasi imprescindibili sono:
1. Uno scopo ben definito, sostenuto da un desiderio insopprimibile di realizzarlo.
2. Un piano ben definito, che si esprime nell’azione continuativa.
3. Una mente che rifiuta tutte le influenze negative e scoraggianti, inclusi i consigli negativi di parenti, amici e conoscenti.
4. Un’alleanza amichevole con una o più persone che vi incoraggino a perseguire sia
il piano sia lo scopo.
Sono fasi che portano anche a sconfiggere la paura, lo scoramento e l’indifferenza.
Studiate in modo imparziale i profeti, i filosofi e i leader religiosi del passato, arriverete alla conclusione inevitabile che la perseveranza, la concentrazione dello sforzo e la definizione dello scopo erano le fonti principali dei loro successi.
Il potere si potrebbe definire “un insieme di conoscenze organizzate e intelligentemente orientate”.
Master Mind si potrebbe definire “coordinamento di conoscenze e di sforzi, in uno spirito di armonia, tra due o più persone, per il conseguimento di uno scopo ben preciso”.
Trovare i membri del vostro Master Mind. Alleatevi con tutte le persone di cui potreste aver bisogno per mettere insieme un Master Mind in grado di aiutarvi a creare e a realizzare un piano o dei piani per accumulare denaro.
Seguire questa regola è assolutamente fondamentale.
La prima è la capacità di svolgere il lavoro. Non scegliete i collaboratori per il semplice fatto che li conoscete e che vi piacciono.
La seconda qualità è la capacità di lavorare in uno spirito di armonia con gli altri.
Dovete anche pretendere la massima riservatezza. Qualcuno potrebbe “regalare” un’idea solo perché gli piace parlare. Queste persone non fanno al caso vostro. Entrate in sintonia con ciascun membro del gruppo. Provate a immaginare come reagireste in una determinata situazione se vi trovaste al suo posto. Osservate il linguaggio del corpo. A volte le espressioni del viso e certi movimenti dicono molto più delle parole. Fate caso a quello che non si dice. A volte ciò che non viene espresso è più importante di ciò che viene espresso. Non cercate di forzare la mano al gruppo. Lasciate spazio a coloro che vogliono mettere alla prova le idee facendo l’avvocato del diavolo.
Ricompensare il vostro Master Mind
Riunirsi con i membri del Master Mind
Manutenzione del Master Mind
Matrimonio e Master Mind
Il mondo è governato, e il destino della civiltà è stabilito, dalle emozioni. Le persone sono più influenzate dai sentimenti che dalla ragione. La creatività viene attivata interamente dalle emozioni, e non dalla fredda razionalità.
L’effettiva esistenza di un “sesto senso” è pressoché accertata. Questo sesto senso è immaginazione creativa.
La mente è il prodotto dell’abitudine. Vive dei pensieri dominanti di cui si alimenta.
Il cervello opera al tempo stesso da trasmittente e da ricevente. 2. L’emozione incide sia sulla vostra capacità di trasmettere sia sulla vostra capacità di ricevere.
• Quando siete sotto l’effetto di una forte emozione, potete trasmettere meglio i pensieri.
• Quando siete sotto l’effetto di una forte emozione, siete più ricettivi ai pensieri.
Quando “inviate” dei pensieri, dove li spedite? Li spedite al vostro subconscio attraverso l’autosuggestione. Quando “ricevete” dei pensieri, da dove vengono? Vengono dal vostro subconscio, e li ricevete attraverso l’immaginazione creativa.
Il vostro subconscio ha due aspetti:
• È un deposito di informazioni.
• È il vostro punto di connessione con l’intelligenza infinita.
L’intelligenza infinita è il mezzo attraverso il quale ricevete dei pensieri da altri cervelli. “Intelligenza infinita” è l’espressione usata da Hill per descrivere la legge fondamentale della fisica: poiché tutto ciò che esiste nell’universo è tempo,
spazio, energia o materia, e poiché la materia non è altro che energia sotto un’altra forma, tutto è riconducibile alla stessa cosa. Significa che il vostro subconscio (energia) ha una base in comune con gli altri subconsci (energia). I pensieri inviati da altri cervelli vi arrivano come segue: quando siete sotto l’effetto di una forte
emozione e la vostra “ricevente” è particolarmente sensibile, a volte il suo “richiamo” è talmente forte da attrarre un pensiero dal subconscio di un altro cervello. È in grado di farlo perché l’intelligenza infinita mette in relazione il vostro subconscio con il subconscio dell’altro cervello. Questi pensieri in arrivo da altri cervelli vanno sotto il nome di intuizioni, illuminazioni improvvise, dejà vu e precognizioni. Anche se la spiegazione fornita da Hill dipende dall’azione di una forza intangibile che non si può isolare e dissezionare in laboratorio,
né la scienza medica né la psicologia possono offrire una spiegazione più convincente per quei pensieri che dipendono da conoscenze o informazioni che non abbiamo.
Sapevo, naturalmente, che tutti noi diventiamo ciò che siamo grazie ai pensieri e ai desideri dominanti. Sapevo che ogni desiderio profondamente radicato induce l’individuo a trovare il modo di trasformarlo in realtà. Sapevo che l’autosuggestione è un fattore determinante nella costruzione del carattere. Anzi, è l’unico principio
attraverso cui si costruisce il carattere.
Per poter mettere in atto con successo qualunque parte di questa filosofia, la vostra mente deve essere preparata a recepirla. La preparazione non è difficile. Comincia con lo studio, l’analisi e la comprensione di tre nemici che dovrete sconfiggere: l’indecisione, il dubbio e la paura.
L’indecisione è il germe della paura. Tenetelo ben presente nel corso della lettura. L’indecisione si cristallizza nel dubbio; le due cose si mescolano e si trasformano nella paura.
Ci sono sei grandi paure. Prima o poi, chiunque ne risente in qualche misura. Può dirsi veramente fortunato chi non è condizionato da tutte e sei.
In ordine di frequenza, sono:
• La paura della povertà
•La paura delle critiche
• La paura delle malattie
• La paura di perdere l’amore di qualcuno
• La paura della vecchiaia
• La paura della morte
La prima grande paura: la paura della povertà Non ci può essere alcun compromesso tra povertà e ricchezza. Le due strade che portano, rispettivamente, alla povertà e alla ricchezza vanno in due direzioni opposte. Se volete la ricchezza, dovete rifiutarvi di accettare qualunque situazione che possa condurre alla povertà. (La parola ricchezza viene usata qui nella sua accezione più ampia, ossia benessere finanziario, spirituale, mentale e materiale). Il punto di partenza della strada che conduce alla ricchezza è il desiderio.
La paura della povertà è una condizione psicologica, nient’altro. Ma è sufficiente ad azzerare le vostre possibilità di successo in qualunque campo.
La paura vi impedisce di usare la ragione, blocca l’immaginazione, uccide l’autostima, porta all’incertezza, incoraggia la procrastinazione, cancella l’entusiasmo e rende impossibile l’autocontrollo.
La paura della povertà è senza dubbio la più distruttiva delle sei grandi paure. L’ho messa in cima all’elenco perché è la più difficile da vincere. La paura della povertà nasce dalla tendenza ereditaria a sfruttare economicamente gli altri esseri umani. Quasi tutti gli animali inferiori a noi sono motivati dall’istinto, ma la loro
capacità di “pensare” è limitata, per cui si aggrediscono a vicenda.
Non c’è nulla di più doloroso e umiliante della povertà! Solo coloro che l’hanno provata sanno quanto sia vera questa affermazione. Non c’è dunque da meravigliarsi se abbiamo paura della povertà. Attraverso una lunga serie di esperienze ereditarie abbiamo capito, con assoluta certezza, che di certe persone non ci si può fidare quando ci sono di mezzo i soldi e i beni materiali. Siamo così affamati di ricchezza da essere disposti ad acquisirla in qualunque modo – con metodi legali se possibile, e con altri metodi se necessario o conveniente.
Indecisione. L’abitudine di consentire agli altri di pensare al vostro posto, di “restare alla finestra”. Dubbio. Si esprime generalmente con alibi e scuse finalizzate a nascondere o a giustificare i vostri insuccessi. A volte si esprime sotto forma di invidia o di critiche nei confronti di chi ha successo. Preoccupazione. Si
esprime di solito nella tendenza a trovare dei difetti negli altri, a spendere più di quanto si guadagna, a trascurare il proprio aspetto, a mostrarsi diffidenti e scontrosi, a lasciarsi prendere dal nervosismo, a perdere le staffe, a sentirsi a disagio e spesso anche a usare l’alcol o le droghe. Eccesso di cautela. L’abitudine a vedere il lato
negativo di tutte le situazioni. A preoccuparsi del possibile insuccesso anziché concentrarsi sul tentativo di raggiungere il successo. A conoscere tutte le strade che portano al disastro, senza cercare mai di prevenirlo. Ad aspettare che arrivi “il momento giusto” per cominciare, finché l’attesa non diventa un’abitudine permanente.
Vedere il buco nella ciambella e a ignorare la ciambella che sta intorno al buco.
Procrastinazione. L’abitudine a rinviare a domani ciò che si sarebbe dovuto fare l’anno scorso. A cercare scuse anziché mettersi a fare il lavoro. Questo sintomo è strettamente legato all’eccesso di cautela, al dubbio e alla preoccupazione.
Quando un uomo è senza casa e senza lavoro, dentro di lui accade qualcosa che si può osservare nelle spalle curve, nel cappello floscio, nel modo di camminare e nello sguardo. Non può evitare di sentirsi in inferiorità rispetto a chi ha un lavoro regolare, anche se sa che è meno brillante, meno intelligente o meno bravo di lui.
Vede migliaia di persone, contabili, impiegati, chimici o fattorini impegnati nel loro lavoro, e li invidia
profondamente. Hanno la loro indipendenza, la loro dignità e la loro virilità. Non riesce a convincersi di essere
anche lui un uomo perbene anche se si fa un esame di coscienza e arriva a un giudizio favorevole. Sono solo i
soldi che fanno la differenza in lui. Con un po’ di soldi tornerebbe a essere se stesso.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5237
La seconda grande paura: la paura delle critiche Nessuno può sapere esattamente come sia nata questa paura, ma
una cosa è certa: in noi è molto sviluppata.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5246
La paura delle critiche toglie spirito d’iniziativa alle persone, ne frena l’immaginazione, ne limita l’individualità,
ne azzera l’autostima, e le danneggia in tanti altri modi.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5258
I datori di lavoro che capiscono la natura umana tirano fuori il meglio dai collaboratori usando dei suggerimenti
costruttivi, anziché delle critiche distruttive. I genitori potrebbero ottenere gli stessi risultati con i figli. Le
critiche generano paura o risentimento, non amore né affetto.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5264
sintomi principali sono: • Impaccio. Si esprime generalmente con il nervosismo, la timidezza nelle conversazioni
e negli incontri con persone sconosciute, la goffaggine dei movimenti e il continuo spostamento dello sguardo. •
Mancanza di contegno. Si esprime attraverso la mancanza di controllo sulla voce, il nervosismo in presenza di
altri, la postura inadeguata, la scarsa memoria. • Mancanza di personalità. Chi teme le critiche è indeciso, non ha
charme e non prende mai una posizione definitiva. Tende a eludere i problemi anziché affrontarli direttamente e
a concordare con gli altri senza esaminarne approfonditamente le opinioni. • Complesso di inferiorità. Si traduce
nell’abitudine di esprimere la propria autoapprovazione per nascondere il senso di inferiorità, di usare dei
“paroloni” per impressionare il prossimo (spesso senza conoscerne il vero significato), di imitare gli altri
nell’abbigliamento, nell’eloquio e negli atteggiamenti, di vantare imprese immaginarie, e di “darsi un tono di
superiorità” per celare il senso di inferiorità. • Prodigalità. L’abitudine di “emulare il prossimo” e di spendere
più di quello che si guadagna. • Mancanza di iniziativa. La tendenza a non cogliere le opportunità di
miglioramento, la paura di esprimere le proprie opinioni, la mancanza di fiducia nelle proprie idee, la tendenza a
rispondere passivamente alle domande dei superiori, l’esitazione nei modi e nei discorsi, l’ambiguità nelle parole
e nelle azioni. • Mancanza di ambizione. Pigrizia fisica e mentale, incapacità di farsi valere, lentezza nelle
decisioni, eccessiva influenzabilità, abitudine ad accettare la sconfitta senza combattere o ad abbandonare
un’impresa al primo segnale di opposizione. Ma anche l’abitudine di criticare gli altri quando non sentono e di
elogiarli quando sentono, la diffidenza ingiustificata, la mancanza di tatto e l’indisponibilità a farsi carico degli
errori.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5283
La terza grande paura: la paura delle malattie Questa paura si può far risalire all’ereditarietà fisica e sociale. Si
associa strettamente alla paura della vecchiaia e alla paura della morte. Temiamo le malattie perché abbiamo
sviluppato delle immagini mentali terrificanti di ciò che potrebbe accadere se dovessimo passare a miglior vita.
Temiamo anche le possibili conseguenze economiche.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5306
Sintomi di paura delle malattie I sintomi di questa paura pressoché universale sono: • Autosuggestione.
L’abitudine a usare negativamente l’autosuggestione attraverso la ricerca di sintomi di ogni genere, a “vivere” la
malattia immaginaria e a parlarne come se fosse reale, a sperimentare terapie di ogni genere raccomandate da
amici e parenti, a parlare con tutti di operazioni, infortuni e malattie, a provare diete, esercizi fisici e cure
dimagranti senza la guida di un esperto, a usare rimedi fatti in casa, medicinali e intrugli di ogni tipo. •
Ipocondria (malattia immaginaria). L’abitudine a parlare sempre di malattie, e a concentrarsi sui malanni che
potrebbero affliggervi. Non c’è terapia farmacologica per questa condizione. Deriva unicamente dal pensiero
negativo, e può curarla solo il pensiero positivo. In certi casi l’ipocondria può creare gli stessi danni della
malattia reale. • Rinuncia all’esercizio fisico. La paura delle malattie interferisce spesso con l’esercizio fisico, e
favorisce l’aumento di peso. • Vulnerabilità. La paura delle malattie riduce la capacità di autodifesa, e quindi vi
espone maggiormente alle patologie reali. Si associa spesso alla paura della povertà, specie nel caso
dell’ipocondriaco che si preoccupa costantemente di dover pagare medici, ospedali, eccetera. Questo soggetto
dedica molto tempo a pensare alle malattie, a parlare della morte, a risparmiare per le spese funerarie e via
dicendo. • Autocommiserazione. La tendenza a cercare la comprensione degli altri, a simulare la malattia per
nascondere la pigrizia o per giustificare la mancanza di ambizione. (C’è gente che ricorre abitualmente a questo
trucco per non lavorare). • Intemperanza. L’abitudine a usare alcol o droghe per non sentire il dolore, anziché
cercare di eliminarne la causa. • Studio della letteratura medica e preoccupazione eccessiva per ogni minimo
disturbo.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5326
quarta grande paura: la paura di perdere l’amore La gelosia e altre forme analoghe di nevrosi nascono dalla
nostra paura di perdere l’amore di qualcuno. Questa paura è la più dolorosa di tutte. Probabilmente crea più
sconquassi nel cuore e nella mente di ognuna delle altre cinque.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5337
Sintomi della paura di perdere l’amore I sintomi caratteristici di questa paura sono: • Gelosia. L’abitudine a
sospettare di amici e persone care. L’abitudine di accusare ingiustificatamente di infedeltà il marito o la moglie.
La tendenza a sospettare di tutti e a non fidarsi di nessuno. • Colpevolizzazione. L’abitudine a prendersela con
amici, parenti, collaboratori e persone care alla minima provocazione, o senza nessuna ragione apparente. •
Gioco d’azzardo. L’abitudine a scommettere, rubare, ingannare o rischiare in altri modi per procurare soldi alle
persone care, nella convinzione che l’amore si possa comprare.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5347
quinta grande paura: la paura della vecchiaia In linea generale, questa paura deriva da due fonti. In primo luogo,
l’idea che la vecchiaia possa accompagnarsi alla povertà. In secondo luogo, la preoccupazione per quello che
potrebbe attenderci nell’aldilà.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5356
Sintomi di paura della vecchiaia I sintomi più comuni di questa paura sono: • Mancanza di entusiasmo. La
tendenza a rallentare l’attività e a sviluppare un complesso di inferiorità, nell’erronea convinzione di “non
farcela” per via dell’età. L’abitudine a sopprimere lo spirito d’iniziativa, l’immaginazione e l’autostima
nell’erronea convinzione di essere troppo vecchi per mettere a frutto queste qualità. • Autocommiserazione
verbale. L’abitudine a definirsi “vecchi” per il solo fatto di aver raggiunto i quaranta o i cinquant’anni, anziché
invertire la regola e mostrarsi contenti di aver raggiunto l’età della saggezza e della comprensione. •
Inadeguatezza dell’abbigliamento e delle azioni. La tendenza ad apparire molto più giovani esagerando nel
tentativo di uniformarsi agli atteggiamenti della gioventù.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5366
sesta grande paura: la paura della morte Per alcuni è la più crudele di tutte. La ragione è ovvia: il terrore che si
associa all’idea della morte, nella maggior parte dei casi, si potrebbe addebitare al fanatismo religioso. I
cosiddetti “pagani” hanno meno paura della morte dei civilizzatori.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5389
Sintomi di paura della morte I sintomi generali di questa paura sono: • L’abitudine a pensare ossessivamente alla
morte, anziché cercare di trarre il massimo della vita. Ciò si deve generalmente alla mancanza di uno scopo ben
preciso, o alla mancanza di un’occupazione. Questa paura è più diffusa tra gli anziani, ma a volte prende anche i
giovani. Il rimedio più efficace contro la paura della morte è un desiderio insopprimibile di realizzazione,
supportato da un servizio utile per il prossimo. Una persona molto occupata ha poco tempo per pensare alla
morte. Una persona molto occupata trova la vita troppo eccitante per preoccuparsi della morte. • La tendenza ad
associare la paura della morte alla paura della povertà, perché la morte lascerebbe le persone amate in stato di
indigenza. • Il collegamento psicologico tra malattia e morte, per la fragilità del corpo umano. • Le cause più
comuni di questa paura sono la malattia, la povertà, la disoccupazione, le delusioni amorose, la follia e il
fanatismo religioso. La negatività della preoccupazione e del pensiero distruttivo La preoccupazione è uno stato
psicologico che si basa sulla paura. Agisce lentamente ma in modo persistente. È subdola e insidiosa. Si insinua
progressivamente finché non paralizza la facoltà di ragionamento e cancella l’autostima e lo spirito d’iniziativa.
La preoccupazione è una forma protratta di paura causata dall’indecisione. Di conseguenza, è una condizione
mentale che si può controllare. Una mente tormentata è indifesa. L’indecisione tormenta la mente. La maggior
parte degli individui non ha la forza di volontà che occorre per decidere rapidamente, e per dare seguito alle
decisioni. Noi non ci preoccupiamo delle condizioni esterne quando abbiamo deciso di seguire una determinata
linea d’azione. Una volta ho intervistato un uomo che due ore dopo sarebbe finito
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5408
sulla sedia elettrica. Era più calmo degli otto uomini che condividevano con lui la cella della morte.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5416
Attraverso l’indecisione, le sei grandi paure si traducono in uno stato di preoccupazione. Liberatevi per sempre
della paura della morte, decidendo di accettarla per quel che è: un evento ineludibile. Eliminate la paura della
vecchiaia decidendo di accettarla non come un handicap ma come una grande benedizione che porta con sé la
saggezza, l’autocontrollo e la comprensione. Vincete la paura di perdere l’amore decidendo di continuare a
vivere senza amore, se è proprio necessario. Sconfiggete la paura delle critiche decidendo di non preoccuparvi di
ciò che pensano, fanno o dicono gli altri. Superate la paura delle malattie decidendo di dimenticare i sintomi. E
allontanate la paura della povertà decidendo di accontentarvi di tutta la ricchezza che potete accumulare senza
preoccupazioni. Vincete la preoccupazione, in tutte le sue forme, decidendo una volta per tutte che niente nella
vita vale quel prezzo. Con questa decisione arriveranno la compostezza, la tranquillità e la serenità, che vi
daranno la felicità.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5424
Se la vostra mente è dominata dalla paura, oltre a impedirvi di agire intelligentemente, trasmettete queste
vibrazioni distruttive alla mente di tutti coloro che entrano in contatto con voi, e contagiate anche loro.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5428
Le vibrazioni della paura si trasmettono da una mente all’altra con la stessa immediatezza con cui la voce umana
passa dalla stazione trasmittente alla stazione ricevente.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5436
Lo scopo della vostra vita è raggiungere il successo. Per avere successo, dovete trovare la serenità, soddisfare i
bisogni materiali e soprattutto ottenere la felicità. Tutti questi indicatori di successo nascono sotto forma di
impulsi del pensiero. Potete controllare la vostra mente; siete in grado di fornirle qualsiasi impulso del pensiero
che vogliate. E a questa capacità si accompagna il dovere di usare la mente in modo costruttivo. Siete i padroni
del vostro destino terreno proprio perché avete il potere di controllare i vostri pensieri. Potreste influenzare,
orientare e anche controllare il vostro ambiente, ottenendo dalla vita quello che volevate ottenere. Oppure
potreste rinunciare a questa possibilità, e ritrovarvi alla deriva nelle mani del caso, come un fuscello sballottato
dalle onde dell’oceano. L’officina
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5445
In mancanza di una denominazione più appropriata, chiamiamolo suscettibilità alle influenze negative. Coloro
che accumulano grandi ricchezze si proteggono sempre dalle influenze negative. I poveri non lo fanno mai. Chi
ha successo in qualunque campo deve prepararsi psicologicamente a contrastare queste influenze. Se leggete
questo libro per imparare ad arricchirvi, dovreste autoanalizzarvi con la massima cura per stabilire se siete
sensibili alle influenze negative. Se omettete questo esercizio di autoanalisi, rinuncerete al diritto di ottenere
l’oggetto dei vostri desideri.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5453
Potete proteggervi facilmente dai nemici in carne e ossa perché ci sono le leggi, la polizia e i tribunali. Ma
questo “settimo grande male” è più difficile da vincere perché colpisce quando non siete consapevoli della sua
presenza, quando dormite e quando siete svegli. Per giunta, la sua arma è intangibile perché consiste
semplicemente in una condizione psicologica. Le influenze negative sono pericolose inoltre perché si presentano
in tante forme diverse. A volte si insinuano nella mente attraverso le parole di ben intenzionati amici e parenti.
Altre volte vengono dall’interno, tramite il vostro atteggiamento mentale. Sono sempre letali come il veleno,
anche se non uccidono altrettanto in fretta.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5578
Questa capacità di controllare i pensieri è l’unico mezzo attraverso cui potreste riuscire a controllare il vostro
destino. Se non siete in grado di controllare la vostra mente, non potete controllare nient’altro. La mente è il
vostro dominio spirituale. Proteggetela e usatela con la cura che merita una divinità. La forza di volontà vi è
stata donata a questo scopo.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5594
controllo della mente è il risultato dell’autodisciplina e dell’abitudine. O controllate la vostra mente, o sarà lei a
controllare voi. Non ci sono vie di mezzo. Il metodo più pratico per imparare a controllare la vostra mente è
l’abitudine di tenerla occupata con una finalità ben precisa, sostenuta da un piano definito.
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5681
Prima di congedarmi, vorrei ricordarvi che “la vita è una scacchiera, e il vostro avversario è il tempo. Se esitate
prima di fare una mossa, o non la fate per tempo, le vostre pedine verranno eliminate dal tempo. State giocando
contro un avversario che non tollera l’indecisione!”
Evidenziazione (Giallo) | Posizione 5685
È una chiave intangibile ma potentissima. È il privilegio di creare, nella vostra mente, l’ardente desiderio di una
forma specifica di ricchezza. L’uso di questa chiave non costa niente, ma dovete pagare un prezzo se non la
usate. Quel prezzo è l’insuccesso. Se la utilizzate, vi attende una ricompensa meravigliosa. È la soddisfazione
che proverete quando conquisterete voi stessi e obbligherete la vita a darvi quello che le chiedete. La ricompensa
vale i vostri sforzi. Ci proverete? “Se siamo simili”, ha scritto l’immortale Emerson, “ci incontreremo”. Per
concludere, prendo in prestito il suo pensiero e dico: “Se siamo simili, ci siamo incontrati in queste pagine”.