PADRE RICCO PADRE POVERO


Cos’è la Corsa del Topo per Kiyosaki: «Ammonire i figli a “studiare sodo, prendere ottimi voti e trovare un posto fisso” senza imparare niente sul denaro, ma molto sulla carriera per tutta la loro esistenza, facendo approfittare i datori di lavoro, della loro ingenuità. Il processo dei “grandi lavoratori” si tramanda, da generazione a generazione. Il mondo è cambiato, a differenza del sistema scolastico che non si è affatto adeguato. I nostri figli passano anni in un sistema educativo antiquato a studiare materie che non useranno mai, preparandosi per un mondo che non esiste più. Le abilità scolastiche sono importanti almeno pari a quelle finanziarie e comunicative.

Quando noi, come genitori, consigliamo ai nostri figli di “andare a scuola, applicarsi nello studio e trovare un buon lavoro”, lo facciamo per abitudine culturale. È sempre stata la cosa giusta da fare. La differenza fra padre ricco e padre povero è che il padre povero, cioè il padre istruito, gli consigliava di impiegarsi in un’azienda, quello ricco lo spronava a possedere un’azienda.
Entrambi i percorsi professionali richiedevano una preliminare istruzione scolastica, ma le materie di studio sarebbero state diverse. Il padre istruito lo incoraggiava a essere intelligente, il padre ricco a sapere come assumere persone intelligenti.

Al giorno d’oggi abbiamo di fronte cambiamenti globali e tecnologici superiori a quelli mai affrontati. Nessuno ha la sfera di cristallo, ma una cosa è certa: si preparano mutamenti che trascendono la nostra attuale realtà. Chi sa cosa c’è dietro l’angolo? Qualsiasi cosa accada, però, possiamo scegliere tra due opzioni basilari: giocare sul sicuro o essere intelligenti, preparandoci a istruirci o a risvegliare il nostro genio finanziario e quello dei nostri figli.
Un esempio della differenza fra i due padri è che, uno di loro soleva dire: «L’amore per il denaro è alla radice di ogni male», mentre l’altro affermava: «La mancanza di soldi è la base di ogni male».
Uno dei motivi per cui i ricchi diventano ancor più ricchi e i poveri più poveri, e il ceto medio continua a indebitarsi, dipende dal fatto che non si insegna la materia del denaro a scuola, ma a casa.

La stragrande maggioranza della gente riceve i primi rudimenti finanziari dai genitori. Ma cosa può dire un genitore povero a suo figlio? Di solito, gli consiglia: «Non abbandonare la scuola e studia molto». Il ragazzo potrebbe anche laurearsi con ottimi voti, ma avrà sempre una mentalità economica da persona indigente, quella che ha appreso da piccolo.

Cosa accadrà quando la previdenza sociale e l’assistenza sanitaria nazionale non saranno in grado di offrire i servizi essenziali o peggio avranno dichiarato bancarotta? Come potrà sopravvivere un paese se l’insegnamento monetario dei figli sarà ancora demandato ai genitori, gran parte dei quali sarà, o è già, povera?
Per esempio, il padre povero era solito dirmi: «Non me lo posso permettere». L’altro mi proibiva addirittura di usare quella frase; preferiva che dicessi: «Come posso permettermelo?» I miei due padri adottavano atteggiamenti mentali contrapposti. Uno riteneva che i ricchi dovessero pagare più tasse affinché anche i meno fortunati avessero una buona assistenza sanitaria. L’altro ringhiava: «Le tasse puniscono chi produce e premiano chi non produce». Uno diceva: «Quando si tratta di soldi, fate attenzione, non rischiate»; l’altro proclamava: «Imparate a gestire il
rischio». Uno credeva fermamente che «la casa in cui viviamo è il nostro più grande investimento, il bene maggiore di cui disponiamo»; il secondo diceva: «La mia casa è un passivo; se la vostra casa è l’investimento maggiore che avete fatto, siete in un mare di guai».

L’altro credeva nella totale autonomia finanziaria. Inveiva contro la mentalità dei “diritti”, specie perché essa stava creando individui deboli ed economicamente bisognosi. La sua simpatia era per la competenza finanziaria. «C’è differenza tra essere poveri ed essere al verde: “povero” è per l’eternità, “al verde” è una situazione temporanea». Quantunque tenessero entrambi in gran considerazione la cultura e l’istruzione, i miei due punti di riferimento non concordavano su ciò che fosse essenziale imparare. Uno mi incitava ad applicarmi nello studio, a diplomarmi e laurearmi, che poi avrei rimediato un lavoro con un buon salario. Voleva che studiassi per diventare un professionista (avvocato, commercialista o dottore in scienze economiche). L’altro mi spronava a studiare per essere ricco, per capire come funziona il denaro e imparare a farlo lavorare per me. «Io non lavoro
per i soldi!» era un frase che ribadiva in continuazione. «Sono i soldi a lavorare per me!»
. Il denaro è una forma di potere. Ciononostante, ancor più potente è l’istruzione finanziaria. I soldi vanno e vengono, ma chi è istruito sulla loro gestione riesce a dominarli e può cominciare ad arricchirsi.

Molti vogliono che siano tutti gli altri a cambiare, tranne se stessi. Lascia che te lo dica: è più facile cambiare se stessi che cambiare gli altri». “I poveri e il ceto medio lavorano per i soldi. I ricchi costringono i soldi a lavorare per loro”. Il mio istruitissimo padre mi suggeriva di seguire le sue orme. «Figliolo, voglio che ti impegni nello studio, che tu prenda buoni voti, così potrai trovare un posto sicuro in una grande azienda». Il padre ricco voleva che apprendessi il funzionamento del denaro, affinché lo facessi lavorare a mio vantaggio.

La rabbia è compresa nella formula, anzi, è un suo ingrediente basilare, perché la passione è un amalgama di amore e collera. Quando si tratta di soldi, molti vogliono giocare sul sicuro, tenere le spalle al coperto. Di conseguenza, non si fanno guidare dalla passione, ma dalla paura».

«Vedi, tuo padre è andato a scuola e ha ricevuto un’ottima istruzione, tanto da poter esigere un lavoro ben pagato. Lo ha avuto. Eppure, si dibatte tuttora in problemi economici, perché a scuola non ha mai imparato niente sui soldi. Inoltre, lui crede nel lavoro come mezzo per arricchirsi».
«Lei no?» «No, non proprio», mi bloccò subito. «Se vuoi imparare a lavorare per i soldi, continua pure a frequentare la scuola. È un posto eccezionale per farlo. Ma se vuoi imparare a far sì che il denaro lavori per te, ti insegnerò io come comportarti. Ma solo se lo vorrai».

«Per il momento non preoccuparti di questo. Ti basta sapere che è la paura a indurre molte persone a tenersi stretto un lavoro. La paura di non poter pagare le bollette, di essere licenziati, di non avere abbastanza soldi, di dover ricominciare da zero. Questo è il prezzo che paga chi apprende una professione e poi lavora per
guadagnare. Così, molti diventano schiavi del denaro… e si arrabbiano con il loro capo». «Il modello che consiste nell’alzarsi dal letto, andare al lavoro, pagare le tasse, rialzarsi dal letto, andare al lavoro, pagare le bollette… In questo modo, la vita è dominata per sempre dalle due emozioni, paura e ingordigia. Pagateli meglio e perpetueranno il ciclo aumentando anche le loro spese. Questo è ciò che ho definito
Corsa del topo». «In realtà, molti ricchi sono tali non a causa del desiderio, ma della paura. Credono davvero che il denaro sia in grado di eliminare la paura di essere poveri, per cui si accingono ad accumularne il più possibile, scoprendo però
che la paura si aggrava.

«Voglio insegnarvi a padroneggiare il potere dei soldi. A non averne paura. È una cosa che non fa parte dei programmi scolastici. Se non la imparate, diventerete schiavi dei soldi». «Voglio darvi la possibilità di evitare la trappola, quella creata dalle emozioni di paura e desiderio. Usatele a vostro vantaggio, non contro di voi. Ecco quello che voglio farvi capire. Non mi interessa insegnarvi ad ammucchiare pile di banconote. Ciò non vi servirà per gestire i vostri timori e desideri. Se, diventando ricchi, non saprete padroneggiarli, sarete soltanto degli schiavi ben pagati». «Ricordate ciò che vi ho già detto: un posto di lavoro è una soluzione a breve termine per un problema di lungo periodo. Molti hanno un chiodo fisso in testa e non vedono più in là del loro naso: sono le bollette da pagare alla fine del mese. I soldi condizionano la loro vita o, per meglio dire, la paura e l’ignoranza
sui soldi.

Molti non riescono a capire che, nella vita, non conta quanto denaro si fa, ma quanto se ne mantiene. Un attivo è qualcosa che mi mette denaro in tasca. Un passivo è una cosa che mi toglie denaro dalle tasche.

Ma accumulare soldi non risolve sempre il problema; anzi, potrebbe perfino accelerarne la dinamica. Il denaro porta allo scoperto i difetti umani, talora aggravandoli. I ragazzi di oggi vogliono diventare giocatori di basket, golfisti come Tiger Woods, maghi dell’informatica, stelle del cinema, cantanti rock, regine di bellezza o agenti di borsa. Infatti, è in tali professioni che si coagulano
attualmente fama, denaro e prestigio. Di qui anche l’attuale difficoltà a motivare i ragazzi a studiare le materie scolastiche. Essi sanno che il successo professionale non è più, come una volta, legato unicamente al successo accademico. Siccome escono dalle scuole senza abilità finanziarie, milioni di persone istruite, pur avendo successo nella loro occupazione, si trovano con il passare del tempo in difficoltà monetarie. Allora, lavorano ancor di più, ma non fanno progressi.

Molti non sanno di avere problemi di soldi perché non capiscono il cashflow. Un individuo può essere estremamente istruito, un luminare nel suo campo professionale, ma un completo analfabeta in senso economico. Spesso finirà per lavorare più duro di quanto abbia bisogno perché si è abituato a farlo, senza però aver appreso a far lavorare i soldi a suo vantaggio.

«Se ti accorgi di esserti scavato la fossa, smetti di scavare!». «Una persona intelligente ingaggia persone più intelligenti di lui».
Cominciavamo a capire perché il padre ricco sosteneva che la scuola è destinata a sfornare più esecutori che imprenditori.

La ricchezza è la capacità di una persona di sopravvivere un certo numero di anni… In altri termini, se smettessi di lavorare oggi, quanto potrei sopravvivere?
Ricordate questi fatti. I ricchi comprano attivi. I poveri hanno solo spese. Il ceto medio compra passivi che crede siano attivi.
Iniziate a occuparvi dei vostri affari. Mantenete il vostro lavoro quotidiano, ma cominciate a comprare veri attivi, non passivi o effetti personali che perdono valore reale non appena li portate a casa.
Aumentando il cashflow, potrete comprare dei beni di lusso. I ricchi comprano beni di lusso come ultima cosa, mentre i poveri e classe media li comprano spesso come prima cosa. Questi ultimi acquistano case enormi, diamanti, pellicce, gioielli o barche perché vogliono sembrare facoltosi. Lo sembrano, ma in realtà sprofondano
nei debiti. I ricchi che sono tali da lungo tempo si sono preoccupati anzitutto di strutturare bene la colonna degli attivi; poi, col reddito generato da tale colonna acquistano beni di lusso.


I ricchi sono sempre più furbi degli intellettuali solo perché comprendono il potere del denaro, una materia che a scuola non si insegna.
La prima lezione (non lavorare per i soldi, ma far lavorare il denaro per me) verteva in realtà sul potere. Se lavorate per la paga, lo delegate al vostro datore di lavoro. Se fate lavorare il denaro, tenete il potere nelle vostre mani.

La sua miglior lezione, quella che ho usato più spesso, è: «Sii intelligente e vedrai che nessuno farà il prepotente con te». Lui conosceva le leggi perché era un cittadino che le osservava e perché era troppo costoso ignorarle.
Oggi incontro molte persone che hanno problemi e si ostinano a lavorare di più solo perché restano aggrappate a idee antiquate. Vogliono che le cose restino com’erano, fanno resistenza al cambiamento. Conosco gente che perde il lavoro e la casa, incolpando di ciò la tecnologia, l’economia o il capufficio. Purtroppo, non si accorgono che spesso il problema sono loro stessi. Le idee superate sono il loro maggior problema. Ieri quelle idee erano un vantaggio, oggi non lo sono più.

Se volete essere questo secondo tipo di investitore, dovete sviluppare tre qualità principali. Esse integrano quelle necessarie per diventare finanziariamente intelligenti: 1. Saper cogliere un’occasione mancata da altri: vedere con la mente ciò che altri non vedono con gli occhi. 2. Come organizzare le persone intelligenti. I saggi assumono persone più intelligenti di loro, o sollecitano la loro
collaborazione. Quando avete bisogno di consigli, assicuratevi di scegliere bene i vostri consiglieri.

Il rischio più grande è quello che non si sa. Il rischio esiste sempre, per cui imparate a gestirlo invece di evitarlo. Per fare i soldi, molti sanno solo lavorare di più. La paura di perdere denaro è reale: tutti ce l’hanno, perfino i ricchi. Ma il problema non è la paura, bensì il modo di gestirla, e il modo di trattare la sconfitta. Nella vita, a fare la differenza è la maniera in cui si gestiscono i fallimenti e gli insuccessi. Ciò vale per ogni cosa: la differenza principale tra un ricco e un povero è la maniera
di trattare tale paura.

Fran Tarkenton, ex grande quarterback di football americano, esprime il medesimo concetto in un altro modo: «Vincere significa non aver paura di perdere». I vincenti si fanno ispirare dalle sconfitte. I perdenti si fanno abbattere dagli insuccessi.
Gli insuccessi demoralizzano i perdenti; i vincenti si fanno motivare dalle sconfitte.

Ognuno di noi cova dei dubbi. «Non sono intelligente», «Non sono abbastanza bravo», «Il tal dei tali è meglio di me», ecc. Altri si fanno paralizzare dai dubbi, giocano al “cosa succederebbe se…?”, «E se l’economia crollasse subito dopo che ho investito?», «Cosa succede se perdo il controllo e non riesco a rimborsare i soldi?», «Che accade se le cose non vanno come previsto?». «Cosa ti fa credere di poterlo fare?», oppure: «Se è un’idea tanto brillante, come mai nessun altro ci ha pensato
prima?», «Non funzionerà mai. Non sai quello che dici».


Le critiche accecano mentre l’analisi apre gli occhi.

La forma più diffusa di disimpegno è la pigrizia: la pigrizia dell’impegno. Qual è la cura per questa malattia? Un po’ di desiderio. Siate un po’ avidi, è la cura adatta per la malattia della pigrizia.

  1. HO BISOGNO DI UNA MOTIVAZIONE PIÙ FORTE DELLA REALTÀ:
    La motivazione è una combinazione di “desideri” e “avversioni”. Prima le avversioni, perché determinano le aspirazioni. Non voglio lavorare per tutta la vita. Non voglio quello a cui aspiravano i miei genitori, ovvero la sicurezza professionale e una casa in periferia. Non voglio essere un impiegato, cioè un dipendente. Odiavo il fatto che mio padre non riuscisse mai a venirmi a vedere mentre giocavo a baseball perché doveva lavorare e preoccuparsi della sua carriera. Detestavo che mio padre lavorasse tanto per poi vedersi detrarre i soldi dallo Stato, anche in punto di morte. Non ha potuto neppure trasmettere agli eredi quello per cui aveva faticato. I ricchi non lo permettono: lavorano e poi trasferiscono i loro beni ai figli.
    Adesso i desideri. Voglio essere libero di viaggiare per il mondo e vivere nel modo che preferisco. Voglio essere giovane mentre lo faccio. Voglio essere semplicemente libero. Voglio avere il controllo sulla mia vita e sul tempo che ho a disposizione. Voglio che il denaro lavori per me.
  2. IO SCELGO TUTTI I GIORNI: Il potere delle decisioni. È la ragione principale per cui la gente vuole vivere in un paese libero. Infatti, vogliamo poter scegliere.
  3. PRIMA DI TUTTO INVESTITE NELL’ISTRUZIONE: In realtà, l’unico bene interamente nostro è la mente individuale, lo strumento più potente che abbiamo.
  4. SCEGLIETE BENE GLI AMICI: Il potere dell’associazione. Innanzitutto, non scelgo gli amici in base alla loro situazione finanziaria. Ne ho alcuni che hanno fatto voto di povertà e altri che guadagnano milioni ogni anno. Imparo da ciascuno di loro sforzandomi coscientemente di ascoltarli.
  5. PADRONEGGIATE UNA FORMULA E POI IMPARATENE UNA NUOVA
  6. PRIMA DI TUTTO PAGATE VOI STESSI:
    Non ha senso investire, guadagnare e poi bruciare tutto. È la carenza di autodisciplina a far sì che molti vincitori del lotto si riducano sul lastrico in breve tempo. È la mancanza di autodisciplina a indurre chi ottiene un aumento di salario a spendere subito i soldi per comprare un’auto nuova o prenotare una crociera.
    Chi non è forte interiormente si fa spesso vittimizzare da chi possiede autodisciplina.
  7. Fine
    Nel mio corso per imprenditori, ripeto ai partecipanti di non concentrarsi sul prodotto, sul servizio o che altro, bensì sulle loro abilità gestionali, di cui le più importanti sono le seguenti. 1. La gestione del cashflow. 2. La
    gestione degli altri. 3. La gestione del proprio tempo.


    I poveri hanno cattive abitudini, la peggiore delle quali consiste nell’“attingere ai risparmi”. I ricchi sanno che i risparmi servono solo per creare nuova liquidità, non per pagare le bollette. So che può sembrare sgradevole ma, come già detto, se non siete duri interiormente, il mondo vi sballotterà sempre.

    PAGARE BENE I PROPRI AGENTI:
    C’è un’enorme differenza tra un agente che vende case e uno che vende investimenti.
    «Non chiedete mai a un venditore di enciclopedie se avete bisogno di un’enciclopedia».
    “SI CHIAMA PIETRO”:
    Prima insegnate ai vostri figli a gestire il denaro e meglio sarà. I soldi sono un potere da padroneggiare con buon senso. Invece, molti li usano per farsi del male. Se la vostra intelligenza finanziaria è scarsa, correte il pericolo di andare in rovina. Se il denaro è più intelligente di voi, dovrete lavorare per tutta la vita. Per padroneggiarlo
    occorre farsi furbi. In tal caso, lo farete lavorare per voi, a vostro esclusivo vantaggio. Vi obbedirà. Invece di essere voi gli schiavi, lo manipolerete secondo i vostri desideri. Questa è intelligenza finanziaria.
    LA NECESSITÀ DEGLI EROI: Il potere del mito.
    INSEGNATE E RICEVERETE QUALCOSA IN CAMBIO: Il potere della generosità.
    Per quello che riguarda denaro, amore, felicità, vendite e amicizie, basta ricordare questo: distribuendo ciò che si ha si riceverà in proporzione maggiore.
    Quando vedo che ci sono individui poco disposti a sorridermi, sorrido per primo e li saluto e, come per magia, vedo attorno a me persone più sorridenti. È proprio vero che il mondo è uno specchio dei nostri atteggiamenti. Trovate qualcuno che si sia già cimentato in ciò che volete fare. Invitatelo a pranzo. Chiedetegli dei consigli, magari solo i trucchetti del mestiere.
    Trovare l’affare buono, il lavoro giusto, le persone giuste, gli investitori adatti, o che altro, è come dare l’appuntamento alla ragazza giusta.
    Perché i consumatori saranno sempre poveri.
    Tutti abbiamo ricevuto due grandi doni: la mente e il tempo. Spetta a noi usarli nel modo preferito; ogni banconota che cade nelle nostre mani ci conferisce il potere di determinare il nostro destino. Spendetela in modo dissennato e avrete scelto di essere poveri. Spendetela per comprare passivi e vi unirete al ceto medio. Investitela
    dopo aver riflettuto bene, imparando ad acquisire attivi, e avrete scelto la ricchezza, attuale o futura. La scelta è solo di vostra competenza. Ogni dollaro investito quotidianamente decide della nostra ricchezza, povertà o appartenenza alla classe media. Scegliendo di tramandare questa conoscenza ai vostri figli, li preparate al mondo che li aspetta. Nessun altro lo farà. L’avvenire vostro e dei vostri figli sarà deciso dalle opzioni che cogliete oggi, non domani.