LA FINE DEL TEMPO

“Il capitalismo vive di malattie. Si chiamano crisi ma ogni crisi è una grande occasione per pochi ed un dramma economico per molti”

Il Quantitative Easing è stato nel contempo la cura e la malattia del nostro tempo.

I tassi a zero hanno infatti permesso a paesi con alto debito pubblico come l’Italia di finanziarsi ma hanno innescato un perverso meccanismo in cui la disponibilità di flussi di capitale a costo zero hanno creato scenari preoccupanti per il futuro.

Nell’economia degli anni 90 il rendimento finanziario era proporzionato al rischio dell’investimento. L’economia era “reale” e in un contesto “non globalizzato” le filiere di produzione erano “locali” o in un ambito regionale/europeo. Il costo del denaro era parametrato al tasso di rischio di chi lo richiedeva e tutto avveniva in economia reale, “palpabile” non drogata dalla finanza. 

Segnalo a questo proposito quanto fosse diverso da oggi il ruolo del direttore di filiale della banca di territorio: conosceva i suoi clienti, la bontà o meno dei progetti da finanziare ed aveva una discreta autonomia per concedere affidamenti.

Un mondo antico quasi romantico ormai nell’oblio dei ricordi. 

Oggi tutto è affidato al giudizio di un sistema asettico che prende decisioni automatiche “SI/NO” macinando semplicemente dei numeri che fanno una sintesi di una rassicurante situazione passata e presente ma che nulla possono comunque prevedere sul futuro. 

Per cui succede che i finanziamenti sono erogati grazie a fidejussioni personali o/e sulla base di un modello di business già avviato con successo da anni. Le nuove idee e le start-up trovano ostacoli e difficoltà ed è così che in modo graduale e inesorabile il paese non investe nel suo futuro ed è protagonista/carnefice del suo declino.

Ma esiste un altro fenomeno: “le banche aiutano chi ha soldi a fare soldi”  finanziando chi ne potrebbe fare a meno.

Mettendo a garanzia titoli e obbligazioni che comunque continuano a generare rendimenti interessanti si ottengono finanziamenti aggiuntivi per investire in azioni e obbligazioni che generano ulteriore profitto. Denaro che genera ulteriore denaro che non entra nell’economia reale del paese ma che viene investito nell’economia globale e nel tecno-economia.

Grazie ai finanziamenti a basso costo si investe sulla tecno-economia ad elevata leva finanziaria per fare i soldi con i soldi.

Succede quindi che una moltitudine di piccoli e grandi investitori  “sudditi” di oligarchie finanziarie mondiali decidono il futuro dell’economia di interi settori industriali per non dire di stati.

“Le oligarchie finanziarie approfittando del “tasso zero” hanno infatti “premuto l’acceleratore” sulla globalizzazione e l’innovazione tecnologica per creare maggior profitto offrendo, alla enorme liquidità disponibile alla ricerca di rendimenti positivi, opportunità di investimento.”

E tutti siamo protagonisti: vittime e carnefici!

“Tassi a zero che costringono fondi pensioni a ricercare rendimenti positivi e quindi ad investire in fondi che sfruttano le tecnologie più all’avanguardia e costringono intere nazioni alla deindustrializzazione che chiude le industrie e che porta a un precariato strutturale”.

Si sta correndo verso la disoccupazione, l’inattività, la delocalizzazione delle aziende e nuove leggi sul lavoro. Un meccanismo dove vittime e carnefici si confondono, si odiano a vicenda ma sono legate “come ossa di uno scheletro mostruoso”.

“Le istituzioni democratiche o i momenti di espressione della volontà popolare, i passaggi elettorali, sono irrilevanti. La politica si lascia andare al capitale, che è proprio il suo imbalsamatore.”

La Brexit e le spinte populiste in atto incarnano la mortificazione di chi si sente escluso proponendo una cura che rischia di essere più pericolosa della malattia.

Oggi è evidente a tutti la vulnerabilità della globalizzazione e come la deindustrializzazione dell’occidente porta con sé rischi imprevedibili fino a qualche mese fa ma di cui in futuro dovremo tener conto.

“Che ironia tragica… I tassi bassi hanno generato quel gigantesco blob di denaro che

più tardi si è rovesciato in investimenti high tech dagli effetti dirompenti. Sono i tassi bassi la scarica elettrica che ha animato le nuove creature di Frankenstein.”

Sopravviverà soltanto chi avrà il tempo di adeguarsi all’evolvere delle condizioni: a chi mancherà il tempo, al contrario, soccomberà.

Per contenere gli effetti dello tsunami di liquidità e governare l’accelerazione tecnologica, bisognerebbe intervenire sui tassi ma a diventare insostenibili a quel punto sarebbero proprio i debiti pubblici. E questa soluzione proporrebbe uno scenario ancora peggiore.