I ragazzi “si disperdono” altrove perché non hanno le basi per andare
avanti, perché in prima liceo non sono in grado di capire un libro di testo, e non sanno niente di storia, geografia e matematica… Eppure hanno fatto otto anni di scuola. Non possiamo lasciarli uscire così impreparati dopo otto anni di scuola!
Allo stesso modo, all’università non sono in grado di affrontare gli esami (se non quelli più facili delle facoltà cosiddette deboli, la cui laurea però non li porterà purtroppo da nessuna parte), per cui s’iscrivono, arrancano un anno o due e poi mollano. Per questo mollano: per questa loro inadeguatezza cognitiva e culturale, che è il risultato delle scelte scriteriate che noi abbiamo compiuto nella scuola, soprattutto, lo ripeto, negli ultimi
vent’anni. Mollano a causa della scuola che noi abbiamo deciso per loro, non è il colmo? (da “Il danno Scolastico di Luca Ricolfi)
L’assurdità di quello che sta accadendo è che ciò che la scuola doveva essere, cioè l’opportunità per tutti di poter studiare ed accedere all’università, è diventata una scuola nei fatti selettiva e peggiore di quella che si è voluto riformare (la scuola degli anni ’60). Quelli che finiscono l’università magari a calci nel sedere dopo anni di fuori corso o con lezioni private per compensare le lacune formative non sono i figli dei “lavoratori a basso reddito” che sono coloro che abbandonano e a cui la riforma era rivolta. Essi sono vittime di una riforma progressista che non premiando il merito e la preparazione ha creato un danno alle nuove generazioni che sarà difficile colmare in futuro.
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